Agosto 2013

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mercoledì 8 ottobre 2014

Intuizioni anticipatorie... semplici coincidenze!!!

Lo scorso giugno ho pedalato questo giro



Come si legge dai commenti fu una traccia alternativa (una seconda scelta) nata dal maltempo che era solo alle prime avvisaglie e che poi avrebbe caratterizzato in senso particolare la stagione; ricordo bene che l’incertezza della situazione mi fece cambiare programma poche ore prima, e progettai un itinerario che mi avrebbe consentito un immediato rientro in caso di improvvise precipitazione, previste ampiamente dal primo pomeriggio, e poi regolarmente verificatesi.

L’altro giorno presentazione del prossimo GIRO d’Italia, la terzultima tappa del 29 maggio 2015 che partirà da Gravellona Toce disegna un percorso che per i 50km conclusivi nella sequenza delle due salite Col St.Pantaléon e Cervinia copia (ricalca) esattamente quanto percorsi mesi prima.


La cosa non può che avermi fatto piacere. Preciso che non si tratta di salite classiche come quelle dolomitiche o altri “cult” tipo Gavia/Mortirolo che se non è anno pari è quello dispari, e che se non è anno pari/dispari è quello bisestile e vengono regolarmente percorse e rinverdite, ma si tratta di tracce quasi inedite ed estemporanee; tanto per essere precisi il GIRO è transitato a Cervinia in tutta la sua storia finora solo in 3 occasioni 1960 / 1997 e 2012!


Insomma sono stato sfacciatamente copiato, ci sarebbero quasi gli estremi per passare al mio studio legale la pratica… scherzi a parte è stata una divertente coincidenza. Nella mia condizione di cicloturista “evoluto” mi diverte oltre che ripercorrere gli inossidabili classici, anche andare a cercare di tanto in tanto sempre qualcosa di nuovo, e il caso ha voluto che abbia anticipato di qualche mese il finale di una giornata delle più importanti della seconda gara a tappe del mondo professionistico.
I tempi ormai sono cambiati, e il ciclismo cambia coi tempi…il calendario attuale non è più quello di anni fa e il GIRO si corre a inizio maggio, quasi un mese prima rispetto al passato. Gli organizzatori dopo le ultime edizioni in cui si sono intestarditi a mandare ripetutamente i corridori a metà maggio a oltre 2600mt coi non brillanti risultati di tappe annullate, ridotte e/o percorse in condizioni disumane per i poveri ciclisti, sembrano aver capito la lezione. Finalmente ecco un percorso più intelligente / equilibrato, ricco comunque di salite importanti, tecniche e selettive che solo la variabilità e la ricchezza del nostro territorio può contare, e su cui i corridori avranno sicuramente modo di divertirsi e di divertirci pur senza superare il 2200mt a tarda primavera. Ci sono tutte le premesse per un bel GIRO, da parte mia vedrò anche per il 2015 di andare a cercare (anticipare) qualche altra traccia inedita!

domenica 31 agosto 2014

Haute Route Dolomites & Swiss Alps 2014 edizione I




20 agosto 2014, ore 7.15am ultimi km dello JulierPass 2284mt
HR riders escono dalle nuvole mentre albeggia, pochi momenti ancora al Gpm, temperatura prossima a 2°, da li a poco seguirà una discesa da “brividi” (anche nel senso termico) fino a Tiefencastel. Sarà una tappa lunga, la St.Moritz-Andermatt, molto lunga per 175km e oltre 3700mt di dislivello che mi hanno tenuto in sella per 7h30, pedalata al quinto giorno della settimana con alle spalle già 11000mt e 450km percorsi.
E’ solo uno dei tanti momenti della HR Dolomites prima edizione, ricordarli tutti sarebbe impossibile, forse rimane uno dei più significativi, di una classica giornata tipo in modalità HR.


(dalla foto gallery ufficiale HR)



Dopo essere stato finisher alla HR Alps I edizione da Ginevra a Nizza nel 2011, e dopo aver concluso l’evento da Barcellona a Biarritz lo scorso settembre 2013 per la prima HR Pyrenees, eccomi al termine anche di questa ultima nata nella grande famiglia HR: una edizione letteralmente “volata”, vissuta con una intensità incredibile tanto è stata frenetica, folle, particolarmente difficile… semplicemente fantastica! Ci sono esperienze che non si possono descrivere mai abbastanza, vanno solo vissute, e questa edizione (la prima volta da Venezia a Ginevra) ne è stato uno dei classici esempi. L'edizione di esordio ha sempre un fascino particolare, e questa sulle strade di “casa”, quelle che conoscevo e non del tutto (e che sono andato in parte ad esplorare in preparazione data la relativa vicinanza), disegnata da L.Bezault a cavallo tra le Dolomiti e le Alpi Svizzere, è stata una prova che ha letteralmente lasciato il segno, oltre che per la difficoltà legate a km e dislivello anche per condizioni meteo al limite della praticabilità, aumentando la fatica e rendendo difficili e “sofferte” anche le discese….

Quasi in cima allo Julier (dalla foto gallery ufficiale HR)

Senza entrare nei dettagli delle singole tappe (consultabili facilmente su Strava) ho pedalato per 930km accumulando 20350mt per un totale di circa 38h in 7giorni consecutivi. L’evento partito da Conegliano (dopo il ritrovo di Venezia) si è disputato per le prime 4giornate in Italia con kilometraggi relativamente brevi (intorno ai 130/150km), per poi attraversare le lunghe vallate svizzere con veri e propri tapponi (170/180km) fino a concludersi a Ginevra dopo una tappa svizzero/francese. Una edizione resa ancor più impegnativa e “avventurosa” per il ridotto tempo post bici, in quanto a volte destinati in locations anche a 35/50km dalla sede di tappa per mancanza di ricettività per tutti data la concomitanza del ferragosto, obbligandoci ad extra di trasferimento in shuttle (anche la mattina dopo con sveglie letteralmente nel cuore della notte) e rendendo più difficile il recupero per la tappa successiva. Per quanto riguarda le difficili condizioni meteo, se è vero che esclusa mezza cronoscalata da Bormio allo Stelvio sotto la pioggia, e qualche goccia per pochi minuti quasi allo scollinamento del Pso Giau, ho sempre trovato strade asciutte; il freddo eccezionale patito in lunghi tratti di almeno 4 tappe è stato un ulteriore “avversario” da affrontare, che ha reso difficile tutto: dal controllo del mezzo, alla quasi impossibilità ad alimentarsi adeguatamente, alla non facile gestione di tutti i capi tecnici extra di cui poi ci si doveva liberare quando la temperatura nella parte finale delle tappe tornava a livelli quasi “normali” per la stagione.

Giunto alla quarta partecipazione HR, mi sono completamente ritrovato fin da subito nei meccanismi che caratterizzano la settimana, nella modalità “ride like a pro”, e mi è sembrata la cosa più naturale vivere 7giorni di fila, sempre in movimento con due soli “strumenti” a disposizione: la bici per andare da una sede di tappa all’altra e il borsone che deve contenere tutto quello che serve per farlo. La giornata è semplicissima: prima parte in bici, poi appena dopo l’arrivo immediato il pranzo, raggiungere la stanza dell’hotel nel più breve tempo possibile e iniziare a prepararsi in funzione della giornata successiva. Magari per i nuovi all’inizio la cosa non è così immediata e serve qualche giorno di adattamento; ma poi diventa tutto assolutamente normale, come un continuo ciclo che si ripete giorno dopo giorno con lo stesso ritmo mentre cambia lo sfondo di una location sempre diversa. Una vera e propria avventura, celata per certi versi sotto le spoglie di una “gara” avendo ampi tratti cronometrati (ma devo riscontrare con favore che rispetto alle prime edizioni sono aumentati i segmenti neutralizzati soprattutto certe discese per motivi di sicurezza), ma che di gara in senso prettamente agonistico ha ben poco! Dopo i primi giorni si manifestano i reali valori, e ci si ritrova man mano a pedalare quasi sempre con le stesse persone (i compagni di avventura) e l’unica gara che si affronta tutti insieme è con se stessi, per riuscire a mantenere il più possibile un rendimento costante, per assorbire gli inevitabili momenti di calo che possono capitare (e a tutti prima o poi succede), e allo stesso modo senza avere nemmeno troppo tempo per lasciarsi andare dopo quelli esaltanti in cui la gamba girava con facilità.
Dal punto di vista della tenuta è stata la mia migliore HR pur a parità di preparazione rispetto agli altri anni, sicuramente l’esperienza delle edizioni precedenti gioca un ruolo importante, ma allo stesso tempo una settimana che ho potuto correre anche grazie a tante persone (direttamente e indirettamente), che è giunto il momento di ringraziare.
Non faccio nomi e cognomi pubblicamente, e mantengo la linea, allo stesso tempo saranno tutti in grado di riconoscersi, quindi rigorosamente in ordine sparso il sentito ringraziamento a:
chi mi ha sistemato la bici prima della partenza in orari extra apertura negozio / chi mi ha fatto compagnia nel noiosissimo (anche perché pioveva sempre) ritiro in quota di 15giorni pre HR / chi mi ha letteralmente “raddrizzato” la schiena quando a 10giorni dalla partenza mi sono ritrovato in condizioni critiche al limite da compromettere la partecipazione / chi mi ha accompagnato a Venezia e chi a Venezia è venuto a trovarmi / chi mi ha seguito da casa ogni giorno / chi dalla Cina mi ha aggiornato in tempo reale dei vari passaggi cronometrati / chi è venuto a trovarmi a Merano dopo la tappa 2 / chi doveva accompagnarmi la tappa successiva e non è potuto venire ma si è fatto ugualmente sentire / chi mi ha accompagnato nella parte finale della marathon stage alla tappa 3, aiutandomi a superare un momento di difficoltà / tutti quelli che conosco personalmente (ma anche non) che mi hanno scritto ogni giorno su Strava / chi si è fatto vivo ogni sera / chi mi aspettava a Ginevra pronto a partire per la HR Alps / gli ex riders edizioni precedenti che non hanno fatto mancare l’incoraggiamento da Inghilterra, Francia e Israele / chi era lontano in vacanza, e “lontano” dai media per seguire l’evento e dopo ogni tappa c’era / chi non ha potuto partecipare per svariati motivi e so quanto ci teneva….
A tutte le persone della complicata macchina organizzativa sempre pronte a ogni svariata richiesta, e soprattutto a tutti quelli che insieme in sella, giorno dopo giorno, sono stati di fondamentale aiuto a superare le reciproche difficoltà e a condividere le forti emozioni.
Una edizione che ricorderò a lungo!!!



martedì 1 ottobre 2013

HR Pyrenees tappa 7



La HR è nata sotto una buona stella, in tre edizioni da una settimana di tappe consecutive si sono registrati venti giorni di sole, quindi prima o poi per un fatto statistico una tappa con la pioggia doveva anche capitare. Succede alla ultima giornata a ridosso dell’Atlantico, e date le condizioni avverse gli organizzatori decidono per una riduzione della traccia, viene cancellato il primo colle in programma e del secondo rimasto viene neutralizzata la discesa per motivi di sicurezza (decisione molto saggia in quanto alla fine la stanchezza inizia a farsi sentire, e non è il caso di correre inutili rischi). L’ultima tappa è una giornata speciale: il gruppo è elettrico, c’è voglia di finire nel senso di completare il challenge, e non si nasconde tra tutti una eccitazione particolare. E’ una lunga giornata che inizia alle 7 (se non ci fosse stata la riduzione sarebbero state le 6) con partenza in bus da Pau e trasferimento fino ad Arrette da dove si parte ufficialmente. Si deve ricorrere per quanto possibile all’abbigliamento da pioggia (non esiste nemmeno tra i brand più tecnici e specifici qualcosa che impedisca di bagnarsi, inutile raccontarsi bugie) e il tempo che precede la partenza viene trascorso cercando di coprirsi come meglio possibile, scrutando il cielo grigio che alterna momenti di pausa a momenti di pioggia ancora lieve per fortuna. Una volta partiti per i primi 16 km a velocità controllata il meteo sembra tenere, poi inizia decisamente a piovere proprio in concomitanza del tratto crono. Affrontiamo il col d’Ahusquy ultima salita in programma con una strada stretta che nei primi 6km iniziali presenta rampe ripide spesso a doppia cifra, per poi diventare più facile nella seconda porzione. Non mi è mai piaciuto pedalare sotto la pioggia, e oggi non fa eccezione: tutto fradicio appena inizio la salita mi sento pesante con le gambe di legno, fatico e tenere il solito ritmo e cerco di arrivare alla fine, al rifornimento del Gpm prima possibile. Quindi scendiamo fuori gara per 10km


Ora per fortuna ha smesso di piovere e siamo pronti a riprendere la gara con gli ultimi 52km finali su percorso vallonato, ma meno irregolare della tappa di ieri. A Cambo les Bains finisce ufficialmente la HR cronometrata, è un momento molto emozionante: man mano che ci si ritrova tra “amici/avversari” di classifica ci si complimenta, si scambiano impressioni, abbracci, foto… c’è tanta giustificata soddisfazione! Quindi dopo la pausa pranzo si riparte procedendo in gruppo compatto, scortati a velocità controllata per altri 40km fino ad Anglet, proprio in riva all’oceano dove c’è la passerella finale!
Sono momenti difficili da descrivere, è come se l’adrenalina e la tensione accumulata in una settimana vissuta ad altissima intensità si liberasse tutta insieme lasciando ciascuno in uno stato di completo stordimento emotivo per la grande conquista personale… non si sente più la fatica e si prova solo un enorme appagamento!!!
Allo stesso tempo quasi contemporaneamente c’è un fondo di tristezza: la magica folle “corsa” è finita, sembra ieri che ci siamo trovati a Barcelona e invece la settimana è letteralmente volata, tra poco ci separeremo…e ognuno tornerà alla vita di tutti i giorni.



Dopo qualche ora trascorsa a re impacchettare le bici e a preparare i bagagli, cerimonia finale al casinò di Biarritz, ma proprio sul più bello insieme ad altri (che non hanno trovato una combinazione di volo soddisfacente per il rientro) dobbiamo lasciare la festa per prendere lo shutte di ritorno all’aeroporto di Barcellona dove arriviamo alle 7am di domenica, dopo 8ore di viaggio in cui è stato quasi impossibile dormire se non per brevi intervalli.
Una delle ultime immagini della HR che ricorderò a lungo è quella di un rider stremato che a metà del viaggio abbandona il sedile per sdraiasi a dormire per terra nel corridoio del pullman.

martedì 24 settembre 2013

HR Pyrenees tappa 6



Il viaggio riprende con la tappa 6 che affronta altre famose salite come Soulor e Aubisque; sulla carta è una tappa “facile” relativamente corta dal dislivello più contenuto rispetto alle precedenti, e con le salite concentrate nella prima parte. Se finora il meteo è stato ideale, oggi si parte con una tipica giornata dal clima Atlantico: grigia, umida, con nuvole basse, però almeno non piove! Dopo i saluti di rito delle autorità locali che ci hanno ospitato, pochi km a velocità controllata e siamo subito in salita e in gara, affrontando naturalmente “a tutta” il Col de Bordères; si tratta della ennesima ascesa irregolare con continui alternarsi di tratti di salita a % estremamente variabile, e inframmezzata anche da qualche breve tratto di discesa. Se i Pirenei sono temuti e rispettati pur non raggiungendo le quote delle Alpi e pur non avendo (tranne qualche eccezione) i classici “salitoni” over 20km, è anche per questa tipica “indecifrabilità” (unpredictable come ripetutoci sovente alla presentazione delle tappe per tutta la settimana ai briefing) e difficile interpretazione della loro pendenza. Non è solo una sensazione, ormai lo stiamo verificando continuamente: si riesce a fatica a trovare il rapporto giusto, e quando sembra di essersi assestati si incontra una variazione che obbliga e continui lavori di cambio e soprattutto tenendo sempre la gamba in tensione. Dopo la prima salita rapida discesa su Arrens e quindi l’accoppiata Soulor e Aubisque; purtroppo oltre alle nuvole compare anche la nebbia, c’è tanta umidità e quando si inizia il celebre tratto del “Cirque du Litor” che corre in costa fino al Col d’Aubisque non si vede letteralmente nulla: un vero peccato trattandosi di un percorso oltre che particolarmente suggestivo molto panoramico… allo stesso tempo però la nebbia dona alla tappa una ambientazione da ciclismo antico, da altri tempi. Dopo il Soulor la strada scende poco e poi corre quasi piatta per qualche km, per riprendere a salire con % facile fino all’ultimo Gpm della giornata. Quando lo raggiungiamo però non è per niente finita, anzi la discesa ci mette a dura prova: quando sarebbe il momento di rilassarsi e recuperare un poco dopo aver accumulato 1700mt di dislivello in 35km, bisogna fare uno sforzo extra di concentrazione sia per la tortuosità della traccia, e soprattutto per la difficoltà a vedere oltre poche decine di metri in quanto siamo completamente immersi in nuvole e nebbia.


[video gentilmente postato da Roberto, da notare che l'appannamento della telecamera durante la discesa era lo stesso identico che avevamo sulle lenti degli occhiali]

Dopo 18km sofferti siamo finalmente a Laruns, si forma un buon gruppo di circa 15 unità e mancano solo 45km a Pau di cui gli ultimi 12km fuori gara, ma ora iniziano le ulteriori sorprese. Per evitare la direttiva principale veniamo deviati su percorsi alternativi fatti di strade secondarie caratterizzate da continui mangia e bevi che ci faranno guadagnare altri 500mt di dislivello e soprattutto affrontati dal gruppo con continui strappi e allunghi, cosa che a questo punto della tappa e della settimana avrei evitato volentieri. Alla fine accolgo l’arrivo come una vera e propria liberazione, avrei quasi preferito fare una ulteriore salita ma al mio passo.



Tanto per rendere l’idea analizzando i files delle tappe, oggi ho prodotto dopo 6 giorni consecutivi per 3h15 di gara in 85km con circa qualcosa di più di 2200mt di dislivello, lo stesso IF e TSS della tappa 1 per 3h di gara con km e dislivello sovrapponibili, diciamo che per quelle che sono le mie potenzialità e tempo che riesco a dedicare alla bici, è un ottimo risultato di tenuta; “corridori” di gare a tappe si può diventare se ci si allena e prepara adeguatamente.

Infine con altri 12km di tranquillo trasferimento raggiungiamo Pau, dopo 4 sedi di tappa in località di villeggiatura, una vera e propria cittadina di 85mila abitanti ai piedi dei Pirenei.




martedì 17 settembre 2013

HR Pyrenees tappa 5

Conclusa la marathon la sede di tappa con quartiere generale e la maggior parte degli hotel che ospitano i ciclisti è ad Argelèst-Gazost; invece insieme a pochi altri sono a Pierrefitte, minuscolo paesino da poco più di mille anime distante 5km. Qui c’è poco o nulla, in compenso l’hotel è molto tranquillo, situazione ideale per trascorrere due notti e recuperare al meglio. C’è una comoda pista ciclabile (la traccia della vecchia ferrovia) che collega i due paesi; corre tranquilla in mezzo alla campagna tra i campi, più alta di qualche metro rispetto alle case, e permette di curiosare in qualche giardino. La percorro lentamente fino all’hotel, con la stessa lentezza che trasmette il paesaggio, i prati, le case, la gente….allo stesso tempo rallentano di riflesso anche i pensieri, dopo quattro giorni vissuti intensamente, velocissimi, pieni, quasi senza respiro, è venuto il momento del (relativo) riposo. Finalmente si sta due notti nella stessa location: si può aprire e svuotare tutto il borsone, fare con calma il bucato e affrontare solo la cronoscalata del quinto giorno prima di riprendere il cammino verso l’atlantico.
Le regole per domani sono molto semplici: si parte in senso inverso rispetto alla classifica generale con un ciclista ogni 20” (a parte gli ultimi 5 che sono invece intervallati di un minuto) e bisogna presentarsi alla partenza mezz’ora prima del via. Significa che parto alle 10.45 e che posso tranquillamente svegliarmi con calma e far colazione alle 7.30, orario in cui iniziavano le tappe precedenti. L’unica pecca della situazione è che mi hanno separato dal team mate Roberto che invece è alloggiato “in centro”.


La mattina seguente è ancora l’ennesima splendida giornata. Appena uscito sulla ciclabile incontro Roberto e si va per un adeguato un riscaldamento sulla stessa (cosa che in pratica fanno quasi tutti) per poi portarsi in zona partenza. Il percorso di gara è sulla salita di Hautacam, misura 16km per 1100mt, ma il tempo viene preso dopo 2,7km dall’uscita di Argelest. Non ci sono grandi obiettivi, secondo alcuni è una giornata di “recupero”, siamo anche al quinto giorno di gara e dopo 12000mt di salita già disputata sarebbe relativo pensare anche per i più volonterosi di ribaltare o modificare drasticamente la classifica. Tutti questi ragionamenti logici si frantumano appena passati sul tappeto crono, quando sentito il “beep” del passaggio sul rilevamento si fa una sparata a tutta (con quello rimasto nelle gambe) per andare a prendere o a vedere chi è partito 20” e cercando allo stesso tempo di non farsi raggiungere da quelli che partono dopo. Insomma tanto per cambiare anche oggi si spinge… è così inutile raccontarsela: si è presi dalla situazione e dal coinvolgimento collettivo, fa parte del gioco.

Finisco la salita con 56’ di sforzo, durante i quali riesco registro una media di qualcosa più di 4watt/kg e posizionandomi 71esimo (tanto per avere dei riferimenti numerici); il tempo di qualche foto e poi si scende per il pranzo.


Siccome poi c’è tutto il pomeriggio a disposizione, ne approfittiamo per fare una comoda sgambata da 40km fino a Lourdes, che non si poteva non andare a visitare data la situazione.
Domani è un altro giorno e il cammino riprende!

domenica 15 settembre 2013

HR Pyrenees tappa 4


Alla HR la marathon stage è un giorno fondamentale, anche se fino alla fine del tratto cronometrato della tappa 7 non ci si può considerare “finisher”, lasciarsi alle spalle la tappa più difficile è uno spartiacque importante; infatti dopo c’è il giorno di “riposo” con la cronoscalata e soprattutto le due notti di fila nella stessa location che permettono di prendere fiato.
Nelle edizioni precedenti alle HR Alps 2011 e 2012 avevamo sempre affrontato la marathon al terzo giorno, invece dato il disegno del percorso questa volta ci è toccata al quarto. Si tratta di una vera e propria GF da circa 4000mt ma che assume una rilevanza diversa perché viene affrontata con già 3tappe alle spalle e con (in questo caso) 8000mt di gara già accumulati: tutti i corridori la temono e la rispettano. La tappa ricalca con qualche variante buona parte della Luchon-Bayonne del TdF 1910 di 326km percorsa a 23km/h di media con Peyresourde, Aspin, Tourmalet, Soulor e Aubisque su strade ben diverse della attuali, percorse con biciclette dal peso di 13kg e con la famosa imprecazione che O.Lapize urlò agli organizzatori finita una salita “assassini”!!!



Sono le 7.30 quando lasciamo Luchon, il gruppo procede silenzioso e regolare, poca voglia di scherzare e massima concentrazione, ci sono tanti finisher delle edizioni precedenti che sanno perfettamente cosa significa affrontare il “tappone”. Dopo 10min velocità controllata si inizia con il Peyresourde che sale abbastanza regolare senza pendenze estreme ma pur sempre per 15km di salita; circa a metà il gruppo inizia a sfilacciarsi, e mi ritrovo insieme ad alcuni ormai “intimi” con cui ho pedalato buona parte delle tappe precedenti. Scollinato la picchiata è velocissima e passati nella valle successiva si affronta il Col d’Azet (variante che non faceva parte della celebre tappa, ma che è stata recentemente percorsa all’ultimo TdF), corto ma impegnativo 8% la media. Qui pago l’unica sbavatura finora commessa; avendo preso freddo nei km iniziali della tappa precedente (per la pigrizia di non mettere l’antivento quando era invece necessario) ho avuto qualche problema digestivo nel pomeriggio della vigilia, cosa che non mi ha permesso di re integrare come invece necessario per una giornata del genere inserita in una corsa a tappe, e fin dalle prime rampe della salita mi accorgo di non riuscire a spingere come finora successo. Mi assesto comunque su un ritmo di “difesa” e procedo fino al secondo Gpm. A questo punto c’è la neutralizzazione della discesa, saggia decisione da parte degli organizzatori in quanto a parte la strada un po’ stretta e a tratti esposta, abbiamo dovuto attraversare piccoli borghi con strade sconnesse e dal fondo rovinato e con lavori in corso, e sicuramente non era la situazione ideale per far transitare 400 ciclisti in gara. Quindi si raggiunge in libertà il punto di cronometraggio successivo, da cui si riprende la gara (il tempo totale poi non è altro che la somma dei tempi registrati nei due segmenti separati dal tratto non cronometrato); naturalmente prima di passare sul tappeto si aspetta che arrivi qualcuno in modo da formare un gruppetto per poter procedere insieme e aiutarsi con qualche cambio. Così facendo si arriva al Col d’Aspin, altra classica salita Pirenaica, anch’essa regolare, non difficilissima, ma sempre altri 12km di salita che si sommano ai precedenti. Si continua a salire anche in questo caso coi cartelli che indicano a ogni Km quanto manca alla cima e la % media che andiamo a trovare. La giornata è stupenda, anche oggi non c’è una nuvola e la temperatura è ora ideale dopo il freddo delle prime fasi; procedo come prima, regolare non brillantissimo, ma procedo. Rifornito al Gpm affronto la discesa con una gradita sorpresa; appena iniziato mi affianca un ciclista locale, mi supera e con un breve cenno mi indica la sua ruota posteriore, in pratica mi fa da apripista pennellando le curve per i tecnici km che ci separano da S.Marie de Campan, è stato davvero gentile e di grande aiuto. Ora dopo quasi 4ore di gara viene il momento più difficile, l’ultima salita della tappa, la più difficile: il Tourmalet coi suoi 2115mt la cima Coppi della HR!!! Il profilo dice 17,2km al 7.3% ma mai come in questo caso un conto è vedere un profilo e un conto affrontare una salita che non si conosce. Ebbene il Tourmalet è particolarmente impegnativo: conta solo 4 tornanti e 3 semicurve in 17km, strada ampia, larghissima che sale dritta quasi senza pause, non c’è quasi per niente vegetazione, è tutto esposto e si capisce perché sia così temuto ben oltre di quanto non dicano i suoi numeri. Dopo i primi 5 km quasi facili fino a Gripp, la strada inizia a salire decisa, ma sempre dritta; incontro la prima curva dopo 38min infiniti di ascesa sempre continua, mi sembrava di essere sempre fermo, eppure salivo. Poi i paravalanghe che immettono a La Mongie, con il segmento più difficile, qualche costruzione in ambiente brullo, selvaggio, maestoso… un gregge di pecore che attraversa la strada e si posiziona all’ingresso di un hotel, poi gli ultimi km sempre più difficili con sempre meno energie. Finalmente l’arrivo e la fine della tappa con quasi 3700mt in 100km. Facce stanche e provate man mano si ritrovano, è andata ce l’abbiamo fatta! Ora 37km fino ad Argelest con la discesa inevitabilmente neutralizzata in quanto la valle a scendere dopo Barèges è letteralmente distrutta e in situazione impraticabile essendo un cantiere a cielo aperto con i segni e le ferite della alluvione di qualche mese fa, riteniamoci fortunati a poter essere arrivati in cima e a transitare anche se fuori gara dati gli eventi!
La marathon stage è alle spalle: un’altra grande giornata di questa bellissima HR!


mercoledì 11 settembre 2013

HR Pyrenees tappa 3





La terza tappa muove da Vielha in una fredda mattina quando il sole ancora non ha raggiunto il fondo valle e per i primi 16km che ci portano a velocità controllata ai piedi della prima salita la temperatura è alquanto frizzante, lo strumentario registra una media di 9°!!! Passati sul tappeto inizia la gara con l’ascesa al col de Portillon, relativamente breve ma da affrontare con un buon passo per non perdere i gruppi buoni in quanto successivamente incontreremo un lungo tratto di pianura prima delle due ascese finali in sequenza, piatto forte della giornata. Al punto di scollinamento che segna il confine con la Francia picchiata su Luchon, una discesa molto tecnica e con una sequenza di curve e tornanti che mettono a dura prova la tecnica di guida. Una volta a Luchon ci ritroviamo in un buon gruppo con il quale affrontiamo con reciproca collaborazione i 20km circa che ci separano dall’inizio del Port de Balès. Si tratta di una lunga e impegnativa salita, che si arrampica in un ambiente selvaggio per una strada stretta e dai km iniziali che invitano a lunghi rapporti, ma che si conclude nella seconda parte con strappi insidiosi spesso a doppia cifra. La successiva discesa è nei km iniziali abbastanza difficile, con strada esposta senza protezioni, sempre stretta e obbliga a un ulteriore sforzo di concentrazione. Completato l’anello che ci ha riportato a Luchon, conclusione con l’ascesa a Superbagneres, altro “salitone” da 17km questa volta su strada larghissima, e dalla pendenza più costante che sale con lunghi rettilinei fino a 1800mt in una giornata stupenda e che regala, conclusa la tappa, viste a perdita d’occhio sulle catene montuose circostanti.
E’ stata una tappa bellissima da 120km per qualcosa di più di 3000mt.



Un ringraziamento particolare a Roberto per il servizio foto

martedì 3 settembre 2013

HR Pyrenees tappe 1 e 2

Sabato scorso 400 ciclisti provenienti da 26 diversi paesi si sono ritrovati nella prestigiosa zona del porto olimpico a Barcellona per le operazioni preliminari della prima edizione della HR Pyrenees; di questi il 45% hanno già partecipato a una precedente HR Alps e ben 40 “iron” sono freschi dalla ultima edizione conclusa due settimane fa, 10% le donne. La giornata è trascorsa velocemente tra montaggio bici e ultime regolazioni del caso dopo il trasporto aereo, consegna del borsone ufficiale per il trasporto gli effetti personali tappa per tappa, ritiro numero e divisa con tanto di foto di rito. Dopo aver raggiunto i rispettivi hotel ritrovo nel tardo pomeriggio per il briefing di spiegazione alla presenza di Greg Lemond che è ambasciatore di questa edizione, e conclusione della giornata con paella party.

Roberto ex brianzolo al montaggio bici dopo 22h di volo da Hong Kong



L’indomani trasferimento in bus a Solsona e partenza in tarda mattinata per la prima tappa: corta e dal dislivello contenuto (2200mt) ma estremamente tecnica con un percorso di difficile interpretazione con strade ricche di imprevisti (a livello di cambi di % e continui spezzettamenti tra salite e discesa) e con delle tracce alquanto poco battute e molto strette e dall’asfalto molto rovinato. Conclusione a La Seul d’Urgell ai piedi di Andorra.





La tappa 2 di 120km per 3100mt con tre salite (ultima delle 7 prevista in Spagna) si è disputata per le prime due salite sullo stesso percorso di quella che sarà la tappa regina della Vuelta che si correrà domenica prossima 8 settembre. Giornata dal percorso più facile come lettura a prescindere da aumento km e dislivello, ma affrontata in maniera piuttosto aggressiva dalla testa della corsa, e resa più difficile da un insidioso vento contrario per buona parte del percorso. E’abbastanza normale alla HR che i primi giorni i ciclisti provino a fare classifica e a controllarsi a vicenda coi vicini di posizione, ma poi con passare dei giorni cambia la prospettiva e la gara diventa contro il percorso, e ci si aiuta a vicenda per concludere la grande avventura. Arrivo a Vielha a pochi km dal confine con la Francia.




lunedì 19 agosto 2013

Haute Route Alps 2013

A quindici giorni dalla HR Pyrenées ha preso il via ieri la terza edizione della ormai classica HR Alps: 600 ciclisti provenienti da 35 paesi sono partiti dalla prestigiosa location del lago di Ginevra per attraversare le Alpi fino a Nizza in sette tappe. A dimostrazione che HR non è una gara legata a un percorso definito oppure a un paese organizzatore, ma è una prova “internazionale” con un richiamo e un fascino ormai trasversale. Pur essendo una gara la classifica è riservata a una stretta cerchia di corridori, per la maggior parte l’avversario da battere diventa il percorso da completare, in un clima di forte solidarietà e collaborazione. Come previsto dalla rinnovata traccia si annuncia una edizione molto impegnativa senza la marathon stage, ma allo stesso tempo senza tappe introduttive diciamo di riscaldamento. Sono circa il 15% i “recidivi” dalle edizioni precedenti, mentre la maggior parte dei partecipanti sono “nuovi”.



Per la prima tappa i coraggiosi ciclisti hanno avuto in assaggio 153km di cui 128km di “gara” con tre salite per 3300mt di dislivello; 8 le differenti nazionalità presenti nei primi 20 classificati (Tailandia, Francia, Polonia, Germania, Svizzera, Brasile, Inghilterra e Giappone) a conferma del clima internazionale della manifestazione, e ben più di 100 corridori che hanno trascorso più di 7h in sella, per essere il primo giorno è stato un inizio decisamente impegnativo. I migliori auguri di buona settimana per i valorosi che giungeranno sabato a Nizza come finisher: RESPECT!!!

lunedì 29 luglio 2013

La Risoul Queyras



Questa manifestazione giunta alla 5à edizione è organizzata da Bernard forte ed appassionato ciclista francese conosciuto (e rivisto l’anno dopo) alla HR. L’inizio delle vacanze coincide con un primo periodo di pedalate finalmente su più giorni, e quindi colgo l’occasione per partecipare alla sua GF (cyclosportive in francese) di cui spesso e con entusiasmo ci aveva parlato. Ci troviamo nel Queyras poco distante dal confine, e il percorso di gara scelto in questa edizione per il lungo (diversi quelli del medio e corto che rimangono nella zona) è stato disegnato con un anello che scende dopo aver valicato il col de Vars nella vallata dell’Ubaye da percorrere tutta fino al lago di Serre Pocon, per poi risalire nella vallata della Durance fino a Guillestre completando il giro, e prima di affrontare l’ascesa finale a Risoul 1850. Quest’ultima è una salita che abbiamo conosciuto alla HR 2012, che quest’anno è stata percorsa nella tappa conclusiva del Delfinato, e che per il 2014 sarà arrivo di tappa del TdF con una frazione che partirà da Grenoble.
Sono giornate dal clima bollente, ieri appena arrivato nonostante i quasi 1000mt di quota la temperatura era oltre i 30°, e le previsioni per oggi sono di una bella giornata di sole, ma molto calda!
Sono circa 800 i partenti che si muovono dalla piana di Guillestre con una temperatura decisamente migliore (circa 16°) alle 8,15 in direzione delle Gorges du Guil; dopo soli 3km avviene la separazione del percorso lungo che affronta il Vars, salita ricca di storia che non ha bisogno di presentazioni, e passaggio obbligato della “Route des grand Alpes”. E’ una strada che conosco abbastanza bene avendola percorsa negli ultimi anni anche se in contesto diverso, al quinto giorno di una gara a tappe e quindi con un altro passo; scollinamento e velocissima discesa nell’Ubaye dove ci si ritrova in una decina, e per contrastare il forte vento contrario si inizia a girare con una buona lena, evitando le situazioni in cui due tirano e gli altri comodamente in scia “riposano”. La temperatura è ancora decente, e il ritmo si fa sempre più sostenuto, saranno quasi 50km percorsi a 43km/h di media fino all’inizio della seconda salita: il Col de Pontis che misura 5km alla media del 10% con tornanti stretti, pochi alberi e permette di guadagnare subito belle visuali sul lago sottostante, che data la velocità con cui si affronta c’è tutto il tempo di ammirare. Tra pause, rifornimenti e varie del gruppo rimane ben poco, e una volta scesi a Embrun siamo rimasti in due, e soprattutto la temperatura è salita a 32° con da percorrere un lungo tratto sui 20km tendenzialmente a salire per tornare a Guillestre. Ora il problema è l’acqua infatti data la situazione le borracce si svuotano in fretta, mentre il successivo rifornimento è ancora lontano. Si inizia a faticare. Finalmente come in un miraggio incontriamo una fontana dall’acqua freschissima, ma solo dopo 35’ di percorrenza a secco, decisamente un tempo troppo lungo senza bere in una giornata dalle condizioni climatiche così difficili. Riforniti dopo pochi km siamo ai piedi della salita finale, lunga e con il tratto più insidioso che inizia dopo circa 7km. Ora si pedala in un forno, la strada è completamente esposta e inoltre c’è un forte vento che asciuga immediatamente il sudore, ma il termometro è impietoso: 34° sarà la media registrata in questo tratto con una massima di 36°! A metà salita si spegne la luce, la borraccia di nuovo vuota, la bocca secca, le gambe non hanno più forza…. Raggiungere il traguardo diventa una vera e propria sofferenza!
Nonostante il finale è stata una buona giornata, con un bellissimo percorso con tre salite distribuite su 140km e 3100mt, per una prova “umana” (per es. con ingresso in griglia 20’ prima dello start, anche perché prima è inutile entrarci), corsa tra veri “amatori” come dovrebbe essere… nelle rare occasioni capitatemi gareggiare in Francia mi fa tornare indietro di 10/15anni, alle GF nostrane che erano ancora tali e non quello che inesorabilmente sono diventate. Ho già scritto troppe volte in proposito e non amo ripetermi.

sabato 22 dicembre 2012

Haute Route Alps 2013



Giunta alla terza edizione la HR nella classica versione Alps il prossimo agosto celebra in maniera inequivocabile la sua fama “The world’s highest and toughest cyclosportives” proponendo un percorso che si rileva ancora una volta estremamente impegnativo. Si è subito accesa la disamina tra i finishers delle edizioni precedenti se fosse più o meno difficile rispetto alla prova del 2012; personalmente ritengo siano domande relative, senza entrare nel merito del confronto tecnico minuzioso delle singole tappe, posso confermare che per una serie di motivi (a prescindere dalla semplice conta di km e dislivello) la sfida sarà come la precedente altrettanto “estrema”! Ma vediamo a qualche considerazione: mantenute buona parte delle sedi di tappa delle precedenti prove, gli organizzatori sono stati bravi a rinnovare la traccia propone anche un passaggio in Italia alla terza giornata dal Moncenisio al Col de l’Echelle percorrendo la Val di Susa. Escono di scena salite mitiche come il Col de la Madeleine, Glandon e/o l’accoppiata Telegraph Galibier, ma entrano l’Iseran (coi suoi 2770mt il passo più alto in Europa), il Col de la Cayolle, la Croix de Valberg, la Joux Plane e ritorna il Cormet de Roselend. Magari il dislivello su alcune tappe sarà da rivalutare e potrà risultare qualcosa in meno, ma cambia di poco la sostanza; anzi salgono a 860 i km con diverse vallate da pedalare possibilmente in piccoli gruppi per risparmiare energie preziose, e quindi aumentando le ore di sella sarà sempre difficile la gestione del recupero con meno tempo a disposizione. Non ci sarà la classica marathon stage al terzo giorno, ma nemmeno l’approccio relativamente “soft” della prime tappe degli anni scorsi, con 4 tappe over 140km si presenta molto “omogenea” con partenza subito da più di 3000mt e 150km all’esordio. Il cosiddetto giorno di riposo (che coincide con la doppia notte nella stessa location) passa dal quarto al quinto con una individual time trial da ben 23km sulla cima della Bonette che diviene sicuramente molto più impegnativa delle ITT delle edizioni precedenti. Da prendere con le molle la tappa 6 lunga e con il maggiore dislivello di tutte quando la stanchezza è ai livelli più alti. Un grande in bocca al lupo ai valorosi riders che vi si cimenteranno.

The 7 Haute Route 2013 stages are:
Stage 1, Sunday 18th August: Geneva to Megeve (149km, 3300m D+)
Stage 2, Monday 19th August: Megeve to Val d’Isere (108km, 3400m D+)
Stage 3, Tuesday 20th August: Val d’Isere to Serre Chevalier (164km, 3400m D+)
Stage 4, Wednesday 21st August: Serre Chevalier to Pra Loup (118km, 3000m D+)
Stage 5, Thursday 22nd August: Time trial – Cime de La Bonette (23km, 1560m D+)
Stage 6, Friday 23rd August: Pra Loup to Auron (142km, 3800m D+)
Stage 7, Saturday 24th August: Auron to Nice (162km, 2900m D+)





Per quanto riguarda invece la versione Pirenei, ci toccherà attendere fino al 14 gennaio per conoscere nei dettagli le tappe, per ora è stata svelata la sede di partenza che sarà Barcellona con un percorso a cavallo tra Francia e Spagna fino all’Atlantico inanellando alcune salite che hanno fatto la storia del ciclismo: Pla de Beret, Port de Balès, Peyresourde, Aspin, Tourmalet, Soulor e Aubisque!!!

domenica 30 settembre 2012

Giro di Lombardia 2012



Le previsioni non erano incoraggianti, gia questa mattina presto pioveva. Ma il Giro di Lombardia classica monumento di fine stagione esercita sempre un certo fascino; è bello fare trasferte di centinaia di km per assistere sulle dolomiti o sulle alpi a tappe di Giro e Tour, ma allo stesso tempo per noi che abitiamo in questa zona è quasi imperativo un passaggio sulle strade il giorno della gara per vivere e respirare una giornata di grande ciclismo. Con il nuovo calendario la prova è stata anticipata rispetto al solito, mancavano le tradizionali “foglie morte”, ma in quest’ultimo sabato di settembre il cielo in cima a una salita, in cima al Muro (anche se non la salita decisiva in questa edizione sicuramente la più simbolica) era un cielo carico di pioggia a rendere la giornata da profondo autunno ben oltre quanto dicesse il calendario e la gara impegnativa come sempre.
Insieme a Gabry che è il solito “team-mate” perfetto ci siamo immessi sul percorso ai piedi del colle Bza, il tempo sembrava tenere ogni tanto qualche cadeva goccia ma che non diventava mai pioggia, per una buona parte è stato un continuo alternarsi di tratti di strada bagnata ad altri quasi asciutti. Quando però ci siamo portati verso il triangolo lariano e abbiamo iniziato a salire verso Asso la situazione è peggiorata: l’intensità della pioggia è aumentata, ma ormai il Muro come una calamita era lì vicino e abbiamo proseguito. Superato Sormano abbiamo imboccato la piccola stradina già presidiata e chiusa al traffico e con diversi spettatori che stavano salendo a piedi per posizionarsi nei punti critici delle ripide rampe.



E’ stato emozionante affrontarlo con il pubblico, l’aderenza non era proprio perfetta data la pioggia, e la gamba in questo tratto non era la stessa delle ultime settimane, a prescindere dal rapporto utilizzato (sicuramente duro visto che era simile in sviluppo metrico a quello del vincitore odierno, con la piccola differenza che ha un ben diverso rapporto peso/potenza rispetto al sottoscritto) non sono riuscito a far watt, ma in qualche modo pur appesantendomi troppo nel finale ho raggiunto la cima.
A quel punto la pioggia davvero forte e la temperatura intorno a 10°, ci hanno fatto abbandonare in fretta l’idea di scendere verso il lago, e siamo tornati a casa. Giunti a Dolzago abbiamo fatto in tempo a incrociate la corsa appena scesa dal colle Bza con il gruppo allungato a gran ritmo facendo capire in fretta che sarebbe stata data giornata e percorso un’altra edizione dura, ancora mancavano più di 100km al traguardo.



Quindi ritorno a casa per assistere al finale in tv, con il drastico peggioramento del meteo nei km conclusivi che ha impedito le riprese, facendoci tornare a un ciclismo antico fatto di radiocronache e racconti. Nonostante le novità e le evoluzioni raggiunge oggigiorno da questo sport, ogni tanto c’è un qualcosa come di classico, vintage e leggendario che ritorna. Oggi il Lombardia sul più bello come a ribellarsi ai cambi di calendario e alle modernità si è nascosto al mondo dei media, e proprio nel momento cruciale è tornato antico… solo i fortunati che erano a prendere acqua sulle rampe del Villa Vergano hanno potuto assistere agli scatti decisivi… anche questo è il Lombardia: fascino e leggenda di una grande classica che non tramonta mai!!!



mercoledì 29 agosto 2012

Haute Route 2012 Conclusioni



Ho volutamente lasciato decantare l’emotività per qualche giorno prima di stilare il bilancio di questa manifestazione. Prima di tutto una precisazione circa la triste vicenda dello sfortunato ciclista: l’organizzazione ha diramato una nota in cui precisa che ogni condotta circa la gestione dell’incidente (inteso come diffondere o meno la notizia / interrompere o meno gara e cerimonia di premiazione) durante la giornata di sabato è stata fatta e concordata nel rispetto della scelta dei famigliari che così hanno voluto.

Veniamo alle conclusioni. Nonostante la debacle non cambia il giudizio di fondo sulla manifestazione. Oggi a pochi giorni dalla fine, nonostante abbia alzato bandiera bianca a metà della tappa 6 dopo aver percorso 590km in oltre 27h di gara (sicuramente legate al passo da lumaca degli ultimi due giorni) per quasi 16000mt di dislivello, la classica domanda che rimbalza tra tutti i riders è la stessa: ma quanto ci manca già solo dopo pochi giorni la HR? Anche a me tantissimo….
Questa non è una gara, assolutamente sbagliato considerarla la semplice somma km e dislivello di 6GF e di una cronoscalata a metà settimana (nel cosiddetto giorno di “recupero”) da superare in sette giorni, sarebbe un errore considerala e affrontarla così. E’ una “folle” ciclo-vacanza corsa a 360° che dura 24h al giorno per 7giorni che mette a dura prova, e che fa passare tutti i concorrenti (a prescindere dalla prestazione prodotta e dalla posizione di classifica) attraverso momenti di profondo sconforto, fatica, sofferenza, gioia, soddisfazione, estasi….tutto mescolato a tratti e a momenti a seconda dei giorni e spesso anche all’interno della stessa giornata, tutto con una intensità fortissima.
Il successo non è legato a un percorso, ma a un idea…un idea “vincente” che è quella di far attraversare in “racing mode” una catena montuosa (Alpi e/o Pirenei) in più tappe affrontando parte delle mitiche salite che hanno fatto la storia del Tour de France.
Essendo la seconda edizione rispetto alla prima ci sono stati alcuni miglioramenti organizzativi (uno zaino personalizzato che davi alla partenza e ritrovavi all’arrivo, il borsone questa volta ancora più capiente e dotato di rotelle) ma a fronte del raddoppio dei concorrenti sono anche aumentate alcune situazioni che hanno creato ulteriore stress e difficoltà. Il pasta party serale è stato sostituito con quello all’arrivo di tappa, ma essendo la gara itinerante abbiamo avuto sei catering differenti, con occasioni in cui si poteva trovare cibo adeguato, ed altre in cui non ci ho pensato due volte e sono andato a mangiare per conto mio. Poi vi assicuro che diventa una gara nella gara finita la tappa raggiungere l’hotel; ok ti hanno dato un fior di Garibaldi digitale (che magari hai letto di sfuggita la sera prima quando hai messo via il pc alle 21 nel borsone) hai una vaga idea di dove sia la location rispetto all’arrivo, ma poi la devi fisicamente trovare…capita che sei stanco, hai corso, fa caldo….vai in direzione e poi ti perdi. Allora chiedi info, ma li chiedi a turisti che ne sanno meno di te ecc ecc. insomma non sempre arrivi subito in albergo. Poi capita che il truck è in ritardo e il borsone arriva due ore dopo (meno male che nello zaino hai messo almeno un cambio per poter stare sdraiato sul letto dopo la doccia)… poi capita che nemmeno trascorsa un ora che hai fatto tutto e hai finalmente le tue cose devi andare al villaggio (che magari dista 1.5km) ma ormai la bici è tranquilla in una ski-room e li ci rimane fino all’indomani, che alle 18 c’è il briefing obbligatorio che dura un ora… poi esci e inizia la caccia al ristorante dove puoi trovare qualcosa di ciclo-commestibile prima che arrivi un ondata di 600ciclisti affamati….insomma vi assicuro che il recupero è tanto difficile quanto correre la tappa. Non è come rientrare a casa propria con tutti i propri vizi e comodità. E’ probabile che nella partecipazione futura mi appoggerò a qualcuno che mi segua o a un camper, per rendere più snelle e immediate le cose.
Altra nota dolente il discorso wi-fi. Se fai la gara multimediale della serie “share yours photos” ecc ecc e “riceverete la e-mail stasera con l’orario di partenza esatto per la crono di domani”, e sei in ambiente roaming per navigare serve wi-fi. Ma se in hotel ci sono su 60 ospiti 50 persone collegate allo smartphone, tablet o pc, il segnale per quanto presente è praticamente inutilizzabile e la navigazione intasata e particolarmente difficile. Certo poi in alcune location c’erano aree wi-fi gratuite, ma vi assicuro che era l’ultimo dei miei pensieri alle 21.30 prendere il pc sottobraccio e farmi 600mt per andare a navigare o a leggere la posta con le ultime info.
Per quanto riguarda invece la gara, è organizzata benissimo. Il percorso è perfettamente segnalato e presidiato (e con una gara itinerante non è come farlo su una traccia ad anello), le strade sono aperte al traffico (ne più ne meno come alle GF nostrane) ma se occupi la corsia di destra, e se non esci dal tempo massimo hai la precedenza sul traffico, ogni incrocio è presidiato, ogni pericolo potenziale è segnalato, ogni colle è cronometrato (base e Gpm). Una favola la partenza a velocità controllata ogni giorno per 10/25km a seconda delle tappe, (sia perché spesso in discesa o in uscita dal centro di località turistiche affollate sede di arrivo del giorno precedente), in cui hai modo di riscaldarti adeguatamente e tanto poi tempo per andare a tutta ne hai quanto ne vuoi. Tutti i concorrenti sono seguiti, c’è in media una moto ogni 15/20 che segue e fa da staffetta, se hai un problema prima poi qualcuno ti raggiunge e di conseguenza chiama meccanico o medico alla seconda delle esigenze; questa è una cosa che ho potuto constatare personalmente sia le prime tappe quando occupavo intorno alla centesima posizione, sia gli ultimi giorni che ahimè stazionavo man mano sempre più vicino alla coda del gruppo.
Mi è mancato non poter trascorrere a parte tratti delle prime tre giornate, le tappe con gli “amici” del mio livello, anche se poi li ritrovavo nel resto della giornata; e man mano che sono andato in crisi ho comunque potuto viaggiare anche nella parte del gruppo vicino alla coda e vivere un’altra corsa.
Dopo alcuni giorni quando subentra per tutti la fatica, cadono “filtri e maschere” ed entri in contatto in maniera diretta e immediata con gli altri ben oltre le differenze linguistiche e culturali.
Anche se non sono stato finisher conservo un ottimo ricordo dell’avventura, e dei primi tre giorni di pedalate ancora decenti prima di sprofondare, (poi meno delle successive tre tappe), delle serate trascorse a cena con gli amici, della torre di babele anglo-francese, delle mattine in griglia quasi all’alba con una cartolina diversa ogni giorno, quando dai 1800mt si guardava in basso mille metri più sotto….e poi tanti attimi, flash, momenti…. Una folle corsa, che mette a dura prova ma che ti lascia un gran senso di mancanza e malinconia quando tutto finisce. Che sia marketing o meno non lo so, ma questi “velisti” (gli organizzatori sono specializzati in regate) ci hanno saputo legare anche questa volta… a breve la presentazione delle due nuove HR 2013: la terza Alps version e l’inedita HR Pyrenees che non lo nascondo, mi attira particolarmente!!!

domenica 26 agosto 2012

HR 2012 Stage 7

La HR 2012 si è tragicamente conclusa con la morte di un corridore durante l’ultima tappa: nella discesa del Col de la Couillole uno svedese ha perso il controllo della bici in una curva ed è volato oltre la protezione andandosi a schiantare decine di metri più sotto contro le rocce nelle Gorges du Cians. Nonostante gli immediati soccorsi non c’è stato nulla da fare.
Gli organizzatori non hanno diffuso la notizia durante la gara (anche se qualcuno era riuscito a saperlo) e tutto è proceduto con la celebrativa conclusione sulla Promenades a Nizza.
In seguito è comparso uno scarno comunicato sul sito (che potete trovare) in cui si parla di fatalità eccezionale in questi tipi di eventi, e durante la cena finale è stato osservato un minuto di raccoglimento.

Non lo conoscevo personalmente, era uno forte che stazionava tra i primi 35, e quindi nella griglia “elite” dove ogni mattina partivano i migliori 75 del gruppo. La sera precedente durante il briefing gli organizzatori avevano rimarcato di continuare a prestare attenzione che ormai era l’ultima tappa, ma forse è stato solo destino.
Man mano che la notizia si è diffusa un senso di infinita tristezza è andato a mescolarsi alla gioia comunque giustificata di quelli che faticosamente avevano meritatamente guadagnato dopo sette giorni intensi il tanto agognato traguardo.

Dopo il ritiro non ho più voluto pedalare (non si recupera in una notte una condizione come la mia) e quindi ho trascorso la giornata in auto insieme alla simpaticissima Susan (la moglie di Jeff) che è stata ben felice per una volta di non dover guidare seguendo la corsa, e abbiamo fatto assistenza ai ristori. Ho anche scattato delle foto al penultimo colle in cui ho potuto constatare nonostante fossimo all’ultimo giorno quanto fosse alto il livello e quanto forte andassero i primi 50/70 concorrenti, ma non me la sento di postarle.

Non ha senso morire per una gara in bicicletta….eravamo in vacanza e a divertirci, e uno di noi (uno del gruppo) non è più tornato a casa… inutile aggiungere altre considerazioni.

Approfitto solo per un rapido copia/incolla da una e-mail ricevuta qualche mese prima dal saggio Lenny (il capitano del nostro team italo-israeliano) grande amico, forte ciclista di esperienza e che in classifica era molto vicino alla posizione dello sfortunato ciclista.
Le sue parole in questa occasione sembrano scontate ma pesano come macigni, e riguardano l’atteggiamento da seguire in gara, mai dimenticare che è solo un gioco e basta davvero un attimo:

I have three rules for these events

1. Ride safe and return without injury (having returned once with a big injury this is N.1 rule by far)
2. Don’t trash your gear – we are not professionals we have to pay for what we break
3. Get the best result you can

If you change the order then you always run into trouble!


sabato 25 agosto 2012

HR 2012 Stage 6

La mia HR 2012 si è inesorabilmente conclusa al sesto giorno ai meno 12km dal Gpm della Cima della Bonette, dopo 65km e altri 1900mt quando ormai non riuscivo a procedere a più di 8km/h, con il cuore che batteva nelle tempie e un affanno respiratorio degno delle volate più intense. Già fare il Col du Vars è stata una sofferenza, e in quelle condizioni non riuscivo assolutamente a continuare. Sono salito sul bus e con questo (insieme ad altri ciclisti) siamo andati all’arrivo aspettando gli ultimi corridori e il fine corsa. Appena mi sono seduto mi sono addormentato per risvegliarmi solo due ore più tardi, quindi sono contento della scelta fatta, se avessi inutilmente e stupidamente continuato a salire fino ai 2800mt sarei andato incontro a problemi più seri.
Devo ringraziare il texano Jeff con il quale avevamo cenato una sera precedente all’Alpe d’Huez che raggiuntomi ha insistito tanto perché lo seguissi pur rallentando il suo passo e facendomi compagnia per circa 1km raccontandomi da buon geologo di tutte le rocce presenti per distarmi dalla fatica….e poi quando non riuscivo più a proseguire non voleva assolutamente lasciarmi da solo in quelle condizioni; in seguito è arrivata una moto dell’organizzazione e finalmente ha potuto continuare.
Fare la discesa della Bonette in bus è stata una esperienza notevole, lo scorso anno in bici gli occhi erano puntati sulla strada, invece dal finestrino si è potuto apprezzare il panorama eccezionale e l’ambiente “lunare”, anche se rimane una strada molto pericolosa, che corre a strapiombo per lunghi tratti con una irrisoria protezione, e non certo adatta a un veicolo di quelle dimensioni.
Durante i primi km del Vars mi raggiunge Dominik il londinese compagno di tante tappe la scorsa edizione, anche lui arrivato stanco e in overtraning anche se non come me; mentre procediamo entrambi a fatica, abbiamo ricordato come letteralmente solo un anno fa, sempre al sesto giorno abbiamo quasi spianato la Bonette sfiorando i 15km/h di media in una tappa entusiasmante… è passato un anno esatto, sembra ieri…sembra un secolo da quanto oggi andavamo piano….

HR 2012 Stage 5

Dopo la cronoscalata Alpe d’Huez nella giornata di “riposo”, è stato letteralmente oro colato poter rimanere due notti nello stesso hotel e finalmente aprire e svuotare e ri sistemare il borsone, il cammino riprende con un altro tappone a 5stelle. Sulla carta per fortuna meno impegnativo di quello della terza giornata, ma va messo sul piatto della bilancia che ogni giorno che passa aumenta la stanchezza. Oggi è stata una giornata molto difficile, ma è un discorso che riguarda me nello specifico più che il resto del gruppo; me ne sono accorto quando è suonata alle 5 la sveglia e come una calamita mi teneva ancorato al letto. Solo scendere a fare colazione e vestirsi è stato faticoso. Sono quelle situazioni in cui fai un piano di scale non succede nulla, cammini per mezzo corridoio in piano e solo in quel momento senti l’affanno e la fatica con tutto quel ritardo. Gli organizzatori hanno saggiamente neutralizzato la prima salita e soprattutto la pericolosissima e sporca discesa su una striscia di asfalto in mezzo alle pecore del Col de Sarenne, facendo iniziare la gara ai piedi del Lautaret. Appena salito in bici, non riuscivo proprio a pedalare e ho meditato a lungo di ritirarmi per la prima mezz’ora… poi non so come, forse solo con tanta forza di volontà ho completato la tappa per 134km e 3375mt pedalati al ritmo più difensivo che riuscissi, e attraversando diversi momenti di difficoltà. Devo ringraziare tutti i riders di tutte le lingue e nazioni che mi hanno superato sull’ultima salita e capendo e vedendo la mia difficoltà, mi hanno incoraggiato e incitato a continuare… sono stati commuoventi, non credo ce l’avrei fatta senza di loro. Queste sono le cose belle del ciclismo.

Comunque anche se non è questa la sede, andranno fatte alcune considerazioni circa la preparazione; ormai il sospetto iniziale è una certezza, sono arrivato a metà agosto in overtrainig…e non mi alleno col “fai da te” e considerando il tipo di manifestazione, si è trasformata una già durissima prova in qualcosa di inutilmente estremo. Solo un dato su tutti: lo scorso anno Col d’Izoard sempre alla tappa 5 (che è stata la mia peggiore giornata di tutta la HR, e in cui sono andato piano) 1h16’ oggi ho arrancato per 1h32’…. Non ci sono parole!!!

mercoledì 22 agosto 2012

HR 2012 stage 3

La marathon stage è stata una giornata da “morti e feriti” semplice nel percorso, 138km senza un metro di pianura con 3 salite e 3 discese (di cui la prima a velocità controllata) poi 26km per il Col de la Madeleine, 20km per il Col du Glandon e 18,5km per Alpe d’Huez dal versante di Villard Reculase, ma terrificante per gli effetti prodotti. Sono salite su cui fai in tempo a morire, risorgere e ri morire una seconda volta, se poi ci aggiungiamo il caldo 36° sulla ascesa finale è stata una giornata durissima! Il dislivello complessivo 4300mt è un valore da GF estrema, ma fare quel dislivello a parità di preparazione in una prova domenicale venendo dal riposo (sauna o massaggio a seconda) del venerdì, seguito dallo scarico in piano a 95rpm da 1h30 senza superare il medio del sabato è una cosa; mentre alla terza tappa dopo 9h20 già di gara e 5200mt (fatti non certo ad andatura cicloturistica) è una cosa ben diversa che non ci sono nemmeno troppe parole per provare a spiegare, va solo “esperita” !!!
Sono usciti di classifica in un colpo solo 96 corridori che hanno superato il tempo massimo di 7h35, che per un percorso e una giornata del genere vi assicuro che non era nemmeno un tempo tanto “generoso”.
Siamo al terzo giorno e dai 600 partiti domenica sono rimasti in classifica 496 corridori, questo non significa che gli altri dovranno tornare a casa, potranno continuare a correre a usufruire di tutto quanto pagato, ma semplicemente non saranno più in classificati e non potranno essere finisher HR 2012 sabato a Nizza!!!
Questa gara si sta dimostrando giorno dopo giorno molto più difficile e impegnativa di quanto il profilo dicesse e di quanto l’aver concluso la precedente edizione possa aver in parte costituito una base di una certa tranquillità da cui partire. Ma si continua con il solito classico motto “the only victory will be to finish” !!!

martedì 21 agosto 2012

HR 2012 stage 2

La seconda tappa andava affrontata con una certa attenzione in quanto il lungo tratto circa 50km mosso, tra le due salite era assolutamente da fare in gruppo, per non spendere inutili energie. E’ stata una giornata più calma della precedente (non certo a livello di ritmo, ma meno schizofrenica). La prima salita dopo 10km a velocità controllata, il Col de Saises è una conoscenza 2011, e scorre abbastanza agevolmente senza esagerare.



Bellissima la discesa (in cui sono stato pure filmato e compaio nel video ufficiale) e poi tratto in valle che è stato abbastanza sofferto con un gruppo di circa una decina non molto collaborante composto da forti triatleti elvetici e robusti passisti britannici che se le sono date di santa ragione, creando spesso buchi e strappi che hanno messo a dura prova i muscoli più che la salita. Almeno la media è stata elevata. Poi finalmente dopo il rifornimento ci siamo calmati e ascesa finale a Courchevel 1850, primo assaggio dei salitoni francesi over 20km. Sono salito regolare seguendo il mio ritmo, mentre la temperatura saliva e dai meno 8km c’erano a intervalli dei getti di acqua (pompa con nebulizzatore) che hanno alleviato un poco la situazione, anche se alcune erano quasi “docce scozzesi”.
Bella la location d’arrivo, e verso sera a 1850mt si respirava e la temperatura era più che buona.
Totale della giornata 105km con 3h55 in gara e 2465mt. Domani marathon stage!!!!

domenica 19 agosto 2012

HR 2012 stage 1

La HR 2012 si sapeva che sarebbe stata diversa dalla precedente edizione di esordio, sia come durezza che come gara-evento; sono cresciuti e migliorati alcuni aspetti ma allo stesso tempo i corridori sono raddoppiati: 600 è un numero piccolo se rapportato a quelli delle GF, ma con una multi stage itinerante, considerando l’aggiunta di 150-200 tra organizzatori e varie, significa spostare quasi mille persone, con tutto quello che ne consegue. In pratica si raddoppiano i tempi per ogni cosa rispetto allo scorso anno.



Oggi era l’esordio, e la tappa pur mantenendo le medesime locations partenza/arrivo di quella precedente, Ginevra e Megeve (che non hanno certo bisogno di presentazioni), presentava un percorso più difficile incrudelito dal Col de Romme in aggiunta alle salite Col de la Colombiere e Col des Aravis. C’è stata molta tensione e nervosismo in gruppo soprattutto nei primi km sia a velocità controllata (circa 25km) sia dopo il via ufficiale fino all’inizio della prima salita. Tutti volevano stare davanti e ancora non era in funzione l’intelligente sistema di griglie di partenza che da domani disporrà i corridori in partenza in base alla classifica. La giornata è stata molto calda, a partire dal primo Gpm si è sofferto per le temperature, così come qua a Megeve il pomeriggio pur essendo a 1000mt si bolliva più che al mare settimana scorsa. Secondo il mio parere, tralasciando i corridori delle prime posizioni, per il resto il ritmo è stato eccessivo per essere una delle tappe più “facili” della settimana, circa un centinaio di noi (finisher 2011 ancora in gara) sanno a cosa si va incontro e oggi mi sembravano i più misurati, mentre non abbiamo potuto non constatare quanto aggressivo e sostenuto fosse il ritmo di troppi; sono possibili due ipotesi: o sono tutti esperti e preparatissimi di gare a tappe, o a breve se ne vedranno delle belle!!!
Oggi volevo fare una corsa diversa, ma a tratti data la confusione mi sono fatto coinvolgere in brani fatti a ritmo eccessivo da come si è sviluppata la corsa; poi saggiamente a metà della terza salita ho mollato il gruppo in cui ero e ho concluso del mio passo.
Totale della giornata 120km 2710mt e 5h di sella di cui quasi 4h in gara.
Da ricordare un momento sulla salita della Colombiere in cui mi affianca un Canadese e mi fa notare che io Italiano sono in sella a bici Canadese, e lui a bici Italiana…sono gli effetti della globalizzazione!!!
Domani è prevista la tappa più facile della settimana, ma con un tratto lungo di pianura tra le due salite in cui però è previsto molto caldo, mentre sulla salita finale (iniziamo con le over 20km) son previsti dei passaggi “shower” con un sistema per rinfrescarci e rendere più sopportabile l’ascesa.

lunedì 23 luglio 2012

Sangue, Sudore e Lacrime 20/21/22 luglio 2012


In un calendario di manifestazioni che si perpetua monotono ormai da anni in maniera ripetitiva sempre più noiosamente, spicca una iniziativa del genere proposta da organizzatori bravi, competenti e generosi. Si tratta di un inedito trittico dedicato agli amanti della salita con due gare in linea e con una cronoscalata finale sulle salite della valle Imagna. Non è mancato nulla: auto tecniche di supporto, moto di scorta, carabinieri, punti critici messi in sicurezza, incroci e bivi segnalati, cronometraggio e ristoro finale. Il tutto per circa 50 partecipanti a giornata.

Venerdi
Si inizia con una prova da 45km per 1750mt di dislivello. Primi 9km a velocità controllata scortati in sicurezza su statale trafficata in un pomeriggio feriale, e poi appena abbandonata inizio a ritmo libero con la famosa Valcava, quindi discesa e risalita a Costa Imagna via Bedulita. Inizio alle 15 (tutti tre i giorni) con bollenti 35° anche se in Valcava c’era ben altro cui prestare attenzione che la temperatura, poi fortunatamente scesa a 20° nella seconda parte passando dall’altro versante della valle.

Sabato
Ancora prova in linea da 35km e 1400mt con partenza subito in salita per la Roncola via Barlino, poi si continuava a salire fino a Costa Imagna, discesa e salita finale a Fuipiano. Anche in questa occasione inizio “caldo” sia per la temperatura che per l’approccio quasi esplosivo del muro di Barlino con 500mt al 13% appena partiti, poi la temperatura è calata anche drasticamente con qualche goccia di pioggia in discesa e finale molto umido sull’ultima salita.

Domenica
Cronometro individuale da 12,7km per 870mt dalle terme di S.Omobono fino in Valcava. Giornata più fresca, con una tregua dal caldo come da più parti annunciato.

Si tratta di sforzi relativamente brevi ma molto intensi, con salite da fare a tutta, dedicate agli specialisti anche se non mancava qualche forte e vincente granfondista. Eravamo pochi ma motivati e ben determinati a soffrire nei tre giorni di seguito. Naturalmente in questo tipo di manifestazione il numero dei partecipanti è ben diverso dalle GF, quindi per uno del mio livello il posizionamento in classifica è ben più vicino alla coda che alla testa (situazione opposta alle GF), ma ben venga mettersi alla prova e misurarsi in queste situazioni (si impara tanto), la parola d’ordine in questi casi è solo una: “esserci”!!! Personalmente poi la tre giorni cadeva perfetta in avvicinamento alla gara a tappe, quindi è stata una ottima occasione per correre su più giorni, allenare il recupero e girare a ritmi intensi. A prescindere da classifiche e sensazioni di giornata il riscontro oggettivo dei watt è incoraggiante; dai 4,3watt/kg sulla prima salita del primo giorno, fino ai 4.2watt/kg della crono finale per sforzi di durata equiparabile (circa 50min) pur passando attraverso momenti di maggior brillantezza e qualche inevitabile appannamento.

Da ultimo una considerazione: venivano premiati i primi 10 di categoria a ogni prova, i primi 5 di categoria della tre giorni (35€ l’iscrizione cumulativa), e per il primo assoluto un telaio Legend da oltre 3400€! Con una media di circa 50 partenti a prova sono premi “importanti”; avrebbe fatto bene una visita di costruttivo apprendimento a qualche noto organizzatore di GF particolarmente parsimonioso nell’elargire….dove a fronte di circa 2000 iscritti a 30/35€ cadauno, è già tanto ricevere un gadget da 5€, e anonimi riconoscimenti ai primi di categoria. Ma come già scritto il mondo del ciclismo amatoriale è così ampio, le strade così tante, e l’offerta così variegata che ognuno trova nella partecipazioni agli eventi che sceglie quanto poi più lo aggrada. L’importante essere consapevoli di quello che si sceglie, quello cui si va incontro e non lamentarsi mai.