Agosto 2013

Agosto 2013
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sabato 31 dicembre 2011

Totali dicembre e anno 2011


Km mensili: 1150
Km anno 2011: 12060

giorni di attività: 14
giorni di allenamento indoor: 2
tempo di attività: 39h


Salutiamo il 2011 dalla Toscana dove si conclude un mese di dicembre come non ricordavo da tempo, grazie a un clima molto favorevole su 14 sedute solo due indoor; e quantitativamente interessante considerando la pausa obbligata per gli imprescindibili impegni lavorativi/sociali e personali della settimana pre natalizia. Per quanto riguarda il computo complessivo dell’anno solare, i km totali sono incrementati leggermente sul 2011, (ma come precedentemente scritto usare solo la distanza come indice dello sforzo è come parlare di clessidra in epoca di orologi atomici), mentre ho bissato lo stesso numero di giorni di attività dello scorso anno: centosessantuno! Buono l’incremento del tempo speso in salita, passando da 112mila a 145mila mt di dislivello.
Buon anno a tutti e felici pedalate per il 2012!!!

sabato 26 novembre 2011

Un 2011 da ricordare

A una ipotetica domanda della maestra a scuola su quali siano stati i tre momenti più belli della stagione sulle due ruote appena conclusa, la risposta sarebbe in rigoroso ordine cronologico ma di invertita importanza: la gita al colle delle Finestre, la due giorni al Tour de France e la Haute Route.
Allora spendiamo qualche parola sui rispettivi eventi che hanno impreziosito una ennesima stagione sempre in sella e sempre da ricordare.


Tengo sempre nel calendario annuale qualche giornata dedicata a scoprire (o riscoprire) alcune tra le innumerevoli salite che il ricco territorio alpino ci regala, e quest’anno con una settimana di anticipo sul passaggio del Giro d’Italia abbiamo colto l’occasione per andare in val di Susa e affrontare il Colle delle Finestre. Si tratta di una salita con la “S” maiuscola coi sui 18,6km al 9,1% e soprattutto con gli ultimi 8km sterrati…forse una delle uniche rimaste percorribili in bdc, dopo che hanno asfaltato i km del Gavia dopo S.Apollonia (nel 1995 ho fatto in tempo a precorrere anche quelli). Diciamo subito che siamo stati bravi (o fortunati) a scegliere la data giusta, infatti la porzione sterrata era chiusa al traffico e già preparata quasi perfettamente per il passaggio dei girini… siamo saliti in una situazione di particolare intimità, con tutta la montagna a nostra disposizione, nel silenzio della natura rotto solo dall’affanno del nostro fiatone…


Diametralmente opposta come situazione l’assistere al passaggio del Tour de France, che non ha certo bisogno di presentazioni, è la corsa a tappe più importante e l’evento sportivo più seguito al mondo dopo i mondiali di calcio e le olimpiadi, anche se questi sono a scadenza quadriennale! A volte sconfina in Italia, ma anche quando non succede, il passaggio sulle Alpi è spesso a pochi km dal vicino confine, e merita la relativa trasferta (in fondo sono solo 250km, e se ci si organizza per tempo per due giorni non pesano nemmeno).
E’ stata una bella occasione per vivere da vicino la corsa, sia con l’arrivo di tappa a Pinerolo che l’indomani con il passaggio sull’Izoard (proprio pochi km dopo che era letteralmente esplosa la corsa) in una tappa che rimarrà negli almanacchi. Quello che mi ha colpito della due giorni, a parte la solita “grandeure” dei transalpini, anche il passaggio della carovana che dura quasi un’ora, autentico spettacolo nello spettacolo della gara. Poi incredibile il clima di festa, con tifosi di tutte le lingue molti dei quali si spostano per alcuni giorni per seguire più tappe. Pochi sport permettono un contatto così diretto tra noi appassionati praticanti e i nostri campioni.



E da ultima, ma non ultima, la Haute Route la recente appena nata ma già grande, gara a tappe itinerante che ci ha portato attraverso le Alpi da Ginevra a Nizza in 7gionri per 730km e 17000mt di salita che ha guadagnato a pieni voti la definizione di “the World’s Toughest and Highest Cyclosportive”. Era un concetto di gara attorno al quale avevo girato parecchio, ma senza mai riuscire a trovare adeguata realizzazione; finalmente è capitata la giusta occasione ed è stata una grande esperienza sportiva ed umana: l’unico pensiero per l’intera settimana è stato pedalare, recuperare per pedalare ancora, e ancora pedalare…mentre a tutto il resto hanno pensato i bravi organizzatori. La cosa che ha lasciato il segno è stato il senso del “viaggio”, quando entri in una griglia la mattina con la tua bici, vedi e sai da dove parti, ma scoprirai soltanto dopo km e dislivello dove ti ritroverai, quella che sarà la nuova meta….e così per più giorni, insomma un qualcosa il più vicino possibile a quello che affrontano i pro nelle grandi corse a tappe. L’evento ben oltre la semplice sequenza di 7giorni di gara ha già attratto per la successiva seconda edizione ciclisti da tutto il mondo con 30nazioni rappresentate rispetto alle 23 di quest’anno, e con 450pettorali dei 500 messi a disposizione il giorno delle registrazioni venduti in poche ore a dispetto di una quota di partecipazione non proprio popolare.

E così il 2011 sulle due ruote è ormai concluso… tra qualche settimana anche quello del calendario se ne andrà, ma lascerà il posto ad un altrettanto bello ed appagante 2012!!!

domenica 2 ottobre 2011

Cambio di stagione


Non è tanto un cambio di guardaroba, tanto meno climatico, ma questo weekend ho allestito la bici in versione “winter”. Vanno in letargo le ruote in carbo e pattini in sughero e i rapporti da camosci e il tubolare sotto la sella… e torna il momento delle ruote in alu e dei rapporti da pianura.
L’autunno ancora deve arrivare, anche se le foglie da qualche giorno iniziano a cadere e le giornate sono sempre più corte. Senza bisogno di ascoltare le statistiche degli esperti, il termometro del powercontrol oggi ha registrato 10° in più rispetto ai 13° degli stessi giorni di dodici mesi fa… mentre la sera a Milano qualcuno (e non pochi) girava in shorts ed infradito… ma si sa che la città ha sempre alte (ed altre) “temperature”…
Il cambio di stagione è riferito anche a quel limbo di tempo che porta all’inizio della successiva con la preparazione per il 2012 che verrà in base ai programmi che saranno scelti.
Ora quindi totale e completa anarchica libertà nella scelta dei giri; si va in base alla voglia, sensazioni, umore e meteo…se non ci ho pensato due volte a girami nel letto quando pioveva in stagione agonistica, figuriamoci adesso quando capiterà…
Tornano alcune sane e piacevoli abitudini, come il giro al lago e la rigorosa (quasi rituale) pausa caffè…

mercoledì 21 settembre 2011

Percorso Giro di Lombardia 2011


Non ho fatto in tempo a scrivere della Valcava, postando quel brano amarcord che ripercorreva gli anni in cui veniva inserita nel Giro di Lombardia, che a distanza di pochi giorni con la presentazione del nuovo percorso (quest’anno la gara arriverà a Lecco) ecco il tracciato del prossimo 15 ottobre che contempla proprio l’ascesa di Valcava…
Sarà solo la prima salita in programma, altre ne seguiranno a decidere la corsa, ma non mancheremo per assistere ad una prova che mai come quest’anno si corre proprio sulle strade di casa.






domenica 18 settembre 2011

La Valcava


A soli 25km da casa (forse una della più vicine) c’è una salita davvero ostica e difficile, una che per come è fatta ha messo in crisi dai cicloturisti a fior di professionisti, si chiama Valcava, la sua sagoma dalla pianura è inconfondibile, con le antenne radiotelevisive sulla cima. Non ci sono vie di mezzo, tra i cicloamatori della zona o la si ama e la si cerca quando si vuol fare il tempo mettendosi alla prova o comunque provare forti emozioni (non lascia mai indifferenti arrivare in cima), o la si odia e volentieri la si snobba. Io sono abbastanza neutrale, non ne sono un patito (indicativamente la faccio una volta ogni uno/due anni) ma non la evito di certo e quando capita mi cimento, ma solo se sto bene, pena soffrire inutilmente. Per qualche anno venne anche inserita nel Giro di Lombardia e fece illustri vittime come il compianto L.Fignon che mise il piede a terra sul famoso muro…

Riporto una bella descrizione di allora che si trova sulla rete:
Le gambe di Fignon l'han portato due volte in cima al podio di Parigi: su questi gradini, invece, nel 1988 cedettero. Fignon aveva vinto la Sanremo, quell'anno: e avrebbe raddoppiato la vittoria nel successivo, in cui conquistò anche il Giro d'Italia. Fignon aveva schiacciato due volte sotto ai piedi i 2000 metri di La Plagne. Ma il Giro di Lombardia che su queste rampe schiacciò a terra lui, Fignon non lo vinse mai. Che rumore fanno due Tour quando mettono il piede a terra? Che impronta lasciano, indelebile, tra le buche e le crepe, e nella memoria? Mottet non vide Fignon, perché era già davanti, lontano, fuggito dalle fauci d'asfalto scabro per andare a vincere per distacco dopo più di 100km: perché questa è un'ascesa che decide la gara a cento chilometri dall'arrivo. Mottet, l'anno dopo, tradito dalla strada, indebolito da una caduta nei primi km forse - disse -, non riuscì a fuggire a quei morsi che ti afferrano le gambe, a quella onda grigia e ghiaiosa che diventa la salita impennata, impenetrabile, impossibile. Quella onda lo scalzò di sella, e anche lui che l'anno prima l'aveva domata fu rovesciato a terra dalla strada: abbandonati i pedali, aggrappato alla bici come un naufrago.La salita poté resistere solo un anno ancora, sdentata, affondata nella pianura che digradava verso Monza. Ma era ancora troppo: e sparì dalle rotte dei professionisti. Eppure è ancora in agguato. Il fondo rugoso, di grana grossa. I lunghi chilometri silenziosi nel bosco, in attesa: e poi quella curva a destra come un lampo di tagliola, quella morsa allo stomaco prima che ai polpacci. E poi Fignon, Mottet, e tanti altri, sconosciuti, che ti guardano: e ti aspettano lì, a bordo strada, fermi, la bici a mano - il piede a terra.

Eppure a leggere i numeri non sembra nulla di particolare: 11.8km per 910mt al 7.7% di media, numeri assolutamente normali nelle ricche collezioni dei salitomani, ma mai farsi ingannare da un generico profilo, perché bisogna sapere come è fatta. Ci sono quattro tratti distinti e precisi; un primo da 1.3km quasi piatto (che fa salire la vera pendenza al 8.6%), poi da Torre de Busi per circa 6km siamo sull 8% ma sono quanto di più difficile possa esistere per trovare il giusto ritmo… una serie continua di cambi di pendenza, alcuni quasi impercettibili ma che induriscono la gamba e che obbligano a cercare un rapporto che sembra non andare mai bene… e poi al km 7,5 dopo la casa cantoniera, ecco il fatidico muro di 2.7km al 11% ! Frutto di un errore nella progettazione della costruzione della strada si presenta con bel drittone di 300mt al 18%, un approccio brutale (ci si arriva comunque avendo già speso abbastanza).
Seguono infidi strappi dal 14% al 17% e qualche momento di respiro ma sempre all’insegna della più continua irregolarità (non nascondo che trovo più facilmente il ritmo sul tratto duro del più “regolare” Mortirolo) e poi finalmente dopo un tornante destorso l’ultima parte con 1.5km al 8% che viene accolta come una liberazione, anche se l’ultima fase dopo il muro è sempre e comunque difficile.

In questo strano settembre ancora così estivo, mi sto permettendo di abbassare qualche tempo su alcune delle innumerevoli salite che abbiamo a disposizione, e oggi è toccato a questa. Sono partito bene, ma è inevitabile cha avendo smesso ormai di allenarmi con la ripresa del lavoro, la condizione inizi un poco a calare. Mi sono subito accorto di non riuscire a impostare un ritmo con la facilità delle precedenti settimane, e di subire la salita più delle altre volte. Sono giunto comunque bene fino all’inizio del muro, per poi appesantirmi di colpo, perdendo lo spunto e dovendomi quindi difendere, limitando i danni fino in cima. Avevo un tempo risalente al luglio 2009 (quando pensavo di andar forte… appunto “pensavo”) con un 49’08”, e oggi ho fermato a 47’58”! Per curiosità Ivan Gotti la faceva in circa 35’ ! Va bene perché è sempre un personale, anche se non all’altezza della attuali potenzialità. Ma sono ugualmente soddisfatto per il terzo miglioramento su tre salite diverse nelle ultime tre settimane, e ad abbassare nuovamente il tempo ci penseremo l’anno prossimo quando verrà il giorno di riprovarci.

domenica 4 settembre 2011

Ritorno in sella 03 / 04 settembre 2011


Dopo sette giorni senza toccare la bici sabato sono tornato in sella con tanta curiosità, non avevo assolutamente idea di come mi sarei ritrovato: reattivo / scattante oppure stanco / appagato? Il programma era vago, un giro normale verso la valle Imagna in compagnia. Fin dalle prime pedalate mi accorgo di star bene, molto bene, e mentre ci avviciniamo alla Bedulita, nulla di estremo se non una onesta ma bella salita regolare da 10km al 6 e rotti di % dove ci misuriamo spesso anche a febbraio/marzo, mi viene voglia di provare a farla spingendo. Così è stato, e facendo un ottimo ritmo ho abbassato il personale registrando interessanti wattaggi. Una precisazione: quando si pedala da tanti anni, fare un tempo su una salita da mezz’ora significa limare qualche decina di secondi, massimo uno/due minuti (è già tantissimo)… diversa la condizione dei ciclisti ai primi anni, in tal caso i miglioramenti possono essere anche macroscopici, per poi inevitabilmente assestarsi in base alla cilindrata di ciascuno. Se si abbassassero i tempi in maniera eclatante dopo 15/20anni di bici, significherebbe che qualcosa non ha funzionato tanto prima quanto adesso. Allo stesso modo i tempi (per chi ha l’abitudine di prenderli) devono essere “coerenti” con quelli fatti registrare nelle altre salite, altrimenti diventa una prova estemporanea, eccezionale, non dico fortuita ma occasionale… insomma una prestazione “meteora”!!!
Abbiamo completato il giro poi chiacchierando per una seconda salita per 110km e 1300mt sfiorando il passaggio della Settimana ciclistica Lombarda, ma c’era troppo da aspettare per vederli transitare.

Oggi invece abbiamo girato per due ore in Brianza, evitando più volte l’imminente pioggia in una mattina molto umida, e incrociando diverse volte, riuscendo in una occasione a vederne il passaggio di alcuni concorrenti, il percorso della famosa marathon bike giunta alla 20esima edizione. Annovero una buona prestazione in tale gara che risale al 1993!

Sto bene e c’è un settembre ricco di appuntamenti, ho ricevuto inviti e proposte per correre da più parti, ma non me la sento di impegnarmi in programmi; pedalerò volta per volta prendendo quello che viene…. Se capita la giornata giusta, e le condizioni sono favorevoli potrei cimentarmi nella ricerca di qualche altro tempo su qualche altra salita. Ci sarà anche occasione per tornare a pedalare con storici amici ciclisti che causa la non coincidenza dei rispettivi programmi non vedo da mesi.

sabato 13 agosto 2011

S.Barbara P.so Bordala e Bondone


L’itinerario di oggi è un deja vù, l’avevo percorso due anni fa a fine agosto, ma per una serie di motivi allora non fu una delle mie pedalate più brillanti, fu una di quelle giornate in cui la bicicletta non va nemmeno in discesa (gambe e testa erano altrove), e quindi ci tenevo a ri percorrerlo in condizioni decenti, dato che come giro mi era particolarmente piaciuto.



Insieme a Paolo oggi sulla prima salita c’è anche Andrea, che non gareggia più da due anni, ma è stato un gfondista da alta classifica per diverse stagioni. La nostra amicizia “ciclistica” è sempre stata trasversale ai risultati, ai tempi quando arrivavamo noi, Andrea aveva già fatto la doccia… ma poi, dopo la gara si stava sempre insieme. Oggi invece chi non è più agonista, fa un giro ridotto mentre noi continuiamo, ma quello che non cambia è che ci si ritrova sempre dopo la pedalata, con Andrea sempre in vantaggio a livello di doccia.
Appena usciti da Arco, nemmeno il tempo di scaldarsi e inizia il S.Barbara che con la sua strada stretta, con numerosi tornanti in mezzo a un bosco di faggi e conifere, prende subito quota regalando a tratti belle visuali sul Garda sottostante. La salita misura 13km, ma i primi 9km sono al 8.6% di media, poi nel finale si addolcisce. Dopo la breve ma insidiosa picchiata su Ronzo-Chienis, salutiamo Andrea e continuiamo per altri 4.5km fino al P.so della Bordala. Da qui una discesa molto bella, con curve tecniche inizialmente e poi lunghi rettilinei da massima velocità per la Valle di Cei, ci porta al bivio della strada che risale al Bondone. Caratteristica del percorso è la quasi totale assenza di traffico, sono strade poco battute, anche in una stagione turistica come questa, e la cosa non guasta mai. Ci immettiamo quindi sulla salita proveniente da Aldeno, mancano 16,5km al Gpm in località Viotte, la pendenza è subito impegnativa, nei primi tratti esposta al sole ma con splendide vedute panoramiche sulla valle dell’Adige. Dopo un tratto di respiro in falsopiano, da Garniga Vecchia si pedala all’ombra del bosco, con pendenze sempre costanti per quasi 8km, fino a raggiungere il bivio che da un lato prosegue fino a Vason (a destra) e dall’altro scende su Lasino. Il tempo di una foto sul gruppo del Brenta parzialmente coperto dalle nuvole, e picchiata entusiasmante per 20km su strada ampia, larga, dritta, quasi deserta con ampi facili tornanti che permettono anche a chi non ha molta dimestichezza con le discesa, di fare ottime velocità. Una volta in basso non è finita, c’è ancora un breve dente di 4km circa con pendenze facili ma con un forte vento contrario (mi è capitato due volte su due alla stessa ora del giorno) prima della finale discesa su Dro, e gli ultimi 5km piatti (gli unici trafficati di tutta la giornata) prima di tornare ad Arco. Un bellissimo percorso circolare da circa 90km per quasi 2600mt di dislivello. Si conclude la due giorni con circa 9ore di bici sfiorando i 5900mt di salita.


giovedì 11 agosto 2011

P.so Giovo e P.so Rombo



Nucleo centrale del carico della seconda settimana sono due giorni consecutivi con due lunghi con dislivello da fare a impegno medio/moderato.
Ho affrontato il P.so Giovo la prima volta nel 1998, ed ero con Antonio e Luca. Antonio è stato un pioniere delle Gfondo primi anni 90, allora non era nemmeno stato pensato il “prestigio”, mentre oggi è un tranquillo cicloturista, anche perché con quello che sono diventate queste manifestazioni rispetto ad allora, non si ritroverebbe più. Luca invece non pedala più, ma non era una “meteora”, ha pedalato tanti anni con costanza, e un giorno ha fatto la sua scelta; una volta scriverò delle meteore: quelle stelle che quasi improvvisamente si materializzano nel firmamento del ciclismo, e magari brillano per pochi anni con prestazione incredibili per poi tanto rapidamente tornare nell’anonimato del dimenticatoio.
In quegli anni senza i “google maps” e i vari “salite.ch”, da buoni appassionati di salite, si andava armati dell’atlante verde del touring e pagina per pagina si cercavano valli da esplorare e passi da scalare che poi venivano man mano depennati. Tante cose sono cambiate, ma lo spirito con cui continuo a pedalare è rimasto (per fortuna) vicino a quello di allora. A onor del vero quella volta eravamo andati in val Passiria per fare il P.so Rombo; ma eravamo giovani, e ci spaventammo per un cartello “salita vietava alle bici per galleria buia” su quest’ultima, e quindi ripiegammo sull’altra. Di questi tempi invece che siamo “meno” ingenui, leggendo un cartello del genere ci saremmo andati apposta…Oggi con Paolo, affrontiamo salita e discesa e salita e discesa su entrambi i passi. Insieme a noi c’è Barbara, forte ciclista trentina, reduce dal giro Dolomiti, dove si è ben classificata (quinta) partendo da una “dote” di 3000km da inizio stagione. Ha la fortuna di abitare sulla strada che da Fondo porta al P.so delle Palade, e da casa sua, in mezzo ai boschi domina tutta la val di Non, in pratica abita in una “cartolina”.
Lasciata l’auto a S.Martino in Passiria in un amen siamo a S.Leonardo e iniziamo con il Giovo. La giornata è stupenda e questa prima salita perfetta nella regolarità della pendenza (sono 20km al 7%) è terreno ideale per procedere al ritmo che mi era stato indicato. Tempo di un caffè in cima e via in discesa; è sempre un piacere avere Paolo come apripista (un vero maestro a disegnare le traiettorie e a piegare la bici), ma è giornata da traffico estivo su queste strade e complice qualche irregolarità nel manto stradale resa ancor più insidiosa dall’alternarsi di luce/ombra in alcuni tratti, e abbiamo quindi saggiamente optato per una andatura abbastanza controllata. Non sarà così alla prossima imminente Oezty, la GFondo austriaca di fine agosto di cui Paolo è esperto interprete (da 8h35 a 8h50 il timing di riferimento) in quel caso per fare il tempo, mi racconta che andrà affrontata con ben altro spirito e velocità! Tornati alla base si passa al Rombo che con i suoi 30km è davvero infinito, e rispetto al precedente assolutamente irregolare. Volendo proprio descriverlo diciamo che c’è primo tratto di 15km, che passato qualche km iniziale interlocutorio diventa abbastanza impegnativo da dopo Moso, quindi ci sono quasi 5km “quasi piatti” per recuperare, prima dell’ultimo balzo finale di altri 10km! Su una salita del genere procedere “regolari” come sulla precedente è più difficile, comunque completata anche questa, tempo di coprirsi, ri compattarci e torniamo alla base con qualcosa di più di 105km per 3315mt di salita. Come spesso capita quando ci si muove in auto per fare questi giri, non rimane molto tempo per il recupero, tra le quasi due ore di strada e due passi da fare sulle strade di montagna in questi periodi estivi per il rientro, quando siamo a casa è in fretta sera… tempo di cena e preparativi per il giro successivo, ed è già ora di dormire, domani si replica con un altro trasferimento per un altro bellissimo itinerario.

lunedì 8 agosto 2011

Sette su sette


Il programma della prima settimana era di fare un carico continuo di sette giorni per abituarsi alla settimana di gara. Naturalmente tutto era da vedere anche in base a come reagivo, non essendo allenato a un lavoro del genere. Fino al quinto giorno tutto è andato come previsto, poi ci si è messo il meteo, con due giorni negativi (soprattutto la domenica) ma l’obiettivo troppo importante in questo momento, e quindi con adeguati aggiustamenti sono riuscito ugualmente a pedalare sette giorni su sette.

Domenica
Avrei dovuto fare un lungo, ma piove e non sembra smettere. Quindi inverto con la seduta successiva che prevede una salita da fare a ritmo quasi cronoscalata per simulare la tappa 4. Sono anche costretto a cambiare salita (ne avevo in programma un’altra) e mi vesto il più possibile per proteggermi dall’acqua e scendo fino a Dimaro sotto la pioggia per poi risalire ancora sul C.C.Magno. In questo caso è un vantaggio avere la casa in cima al passo, si arriva in cima alla salita e ci si ferma, senza rischiare di prendersi un malanno a scendere tutti bagnati e sudati. Tempo e wattaggi molto incoraggianti, abbasso sensibilmente il mio migliore tempo che risaliva all’agosto 2008 fatto in piena forma. 30km con 920mt dislivello.

Lunedì

Piove ancora di prima mattina, ma alla prima schiarita discesa in auto a Tione dove c’è qualche sprazzo di azzurro per un lungo con 3salite nelle valli Giudicarie. La prima è l’affascinante e selvaggia val Daone (in quasi 40anni che abbiamo casa, non l’avevo mai vista), che è molto lunga, ma con un tratto facile nella prima parte, incontrate penso 5/6 auto in tutti i 50km tra salita e discesa, e con il traffico di questi giorni sulle Dolomiti direi che è stata una ottima scelta. Poi ritorno e salita ai monti Zeller da Breguzzo e quindi di nuovo a Tione, ultima salita con il P.so Durone che avevo già affrontato tanti anni fa, ma che ricordavo più regolare, senza gli strappi al 15% inseriti in un km all’ 11% di media! Totale 102km per la solita uscita km zero di pianura, per 2635mt dislivello.




Si chiude la prima settimana con 9100mt di dislivello, che sono un ottimo lavoro considerando due uscite di scarico quasi pianeggianti. Ora un po’ di riposo, si riprende 11 e 12 con due uscite interessanti.


giovedì 4 agosto 2011

Si pedala...


Il programma delle tre settimane che mi separano da Ginevra è semplicissimo: due di carico adeguatamente calibrate e diciamo “in divenire” man mano a seconda di come reagisco a quanto propostomi (sono i vantaggi di farsi seguire con invio e analisi file SRM di volta in volta), e una di scarico che coincide con le fasi di gestione e trasferimento bici, auto e bagagli tra la sedi di inizio e fine della gara a tappe.

Il menù dei primi tre giorni di allenamento:

Martedì
uscita “zero” di ambientamento. Siccome la location è in cima a un passo a 1700mt, non ci sono molte alternative, se non si vuole caricare la bici in auto e scendere a valle, in qualsiasi direzione si vada, al rientro ci sono da 15km da fare (nulla di estremo, sul 6% di media) in un modo o nell’altro.
Siccome era prevista una sgambata c’è la possibilità, senza scendere del tutto, facendo e ricavando qualche anello da ripetere più volte di fare un percorso il più “pianeggiante” possibile che alla fine risulta di circa 60km per 950mt di dislivello.


Mercoledì

Discesa in Val di Sole, poi Val di Rabbi e ritorno per il versante nord del Campo Carlo Magno. Si tratta di una salita molto regolare con due tratti ben precisi: i primi 7km quasi all 8% di media e una seconda parte più facile circa al 5%. Seduta con esercizi di metodo. 85km per 1700mt


Giovedì

Ancora discesa in Val di Sole, quindi raggiunta Tuenno salita al lago di Tovel. Si tratta di una strada molto bella anche se a fondo cieco, quasi interamente all’interno del parco dell’Adamello Brenta, che ha il grande vantaggio di essere chiusa alle auto per una buona parte (c’è solo la navetta che sale a intervalli). I primi km sono abbastanza facili, mentre poi si trovano brani con % anche insidiose che si susseguono sempre a gradini.


Molto suggestivo il tratto che si incontra dal vivaio forestale con una pietraia di grandi massi e macigni con sullo sfondo le dolomiti di Brenta. Il lago era famoso per l’arrossamento delle sue acque nei mesi estivi per opera di un microrganismo, tale fenomeno però non si verifica più da alcuni anni. Rientro quindi e di nuovo il Campo Carlo Magno. 100km per 2050mt.


Ora mi aspettano due sedute di scarico che molto probabilmente pedalerò con trasferimento in fondo valle approfittando delle organizzate piste ciclabili trentine, per poi riprendere con due altre sedute “sostanziose” domenica e lunedì prossimi.

Se la prima parte della giornata è dedicata alla pedalata, nella seconda la fondamentale fase del recupero, indispensabile quando si deve pedalare tanti giorni di seguito; sto allenando anche quella, con tutti i protocolli, trucchi e insegnamenti da più parti ricevuti ed elaborati in tutti questi anni, insieme ad interessanti novità che sto da poco “sperimentando”, e che stanno dando ottimi risultati. Più avanti ne accennerò.
Tutto procede.

sabato 30 luglio 2011

Brumano e Bedulita


Il primo lungo di vacanza coincide con l’ultima uscita prima del trasferimento in montagna. Insieme ai due Alberti scegliamo come destinazione la valle Imagna in una bella (inizialmente quasi fresca) e limpida giornata, come ormai da qualche giorno questo “strano” luglio ci sta regalando. Come prima salita affrontiamo Brumano, si tratta di una ascesa abbastanza irregolare con tratti ben definiti dalla % molto diversa. Dopo il difficile troncone finale, la salita culmina quando si incontra la traccia sterrata che porta a Morterone, (peccato che ancora non sia possibile percorrerla perché verrebbe un giro molto bello), e raggiunta Fuipiano, si gode approfittano della giornata di una bella vista sulla valle sottostante. Finita la discesa (da questo lato la % è assai più regolare) la strada si ricongiunge quasi da dove è iniziata l’altra salita, mentre noi andiamo in direzione opposta per portaci sulla seconda salita di giornata, la più nota e regolare Bedulita che disegna per la seconda parte facili tornarti all’ombra del bosco; e quindi discesi via Roncola il rientro. Andatura in salita il quanto più regolare possibile, in funzione di quello che servirà in Francia. Totale del giro quasi 120km per 1800mt, il primo piccolo passo verso Ginevra.

sabato 23 luglio 2011

Tour de France tappa 18 Izoard


E dopo l’arrivo di tappa? Naturalmente non si poteva non rimanere anche il giorno successivo ad assistere, e questa volta lungo il percorso (unendo quindi anche una bella pedalata), a una tappa tra le più impegnative di questo Tour. Quando Gabry mi raggiunge alle 8 di mattina, Torino si muove per andare a lavorare, mentre noi invece abbandonata in fretta la città e percorsa la val di Susa, raggiungiamo Cesana Torinese dove lasciata l’auto iniziamo a pedalare verso la Francia. Il colle del Monginevro non è nulla di difficile, ma un forte vento contrario rende l’ascesa più impegnativa di quanto dica la pendenza. Quindi discesa fino a Briancon dove, data l’impossibilità di portarci sul Galibier (chiuso anche alle bici dal giorno precedente) scegliamo di salire sull’Izoard. La salita misura 19km e in tal senso non l’avevo mai percorsa; fin da subito è una allegra lunga processione di ciclisti in sella a mezzi di tutti i tipi (corsa, mtb, carrelli con bambini, ecc.) ma non mancano quelli che salgono a piedi, così come sono già numerosi quelli accampati nonostante manchi ancora tanto tempo. In cima al passo purtroppo non c’è più il sole, e il vento ora oltre che forte è anche freddo. Decidiamo di scendere a posizionarci lungo una dritta rampa circa ai meno 2km dal Gpm. Mancano ancora tre ore al passaggio, ma è un tempo che non pesa…qualche parola con i vicini, e poi dopo poco, ecco il passaggio della carovana che ci intrattiene per circa un ora con musica, colori e lancio di gadget per i più piccoli e per i meno cresciuti…



Intanto mentre cresce l’attesa, nonostante ci fossimo coperti adeguatamente, tra il vento che soffia sempre forte e le nuvole iniziamo a sentire freddo (siamo fermi da tempo a circa 11°), e ci vengono provvidenzialmente in aiuto dei camperisti vicini: alcuni ci fanno gentilmente salire a prendere un caffè al caldo, mentre altri ci passano capi per coprirci (la famosa solidarietà tra ciclisti). Quindi i primi elicotteri, poi le moto e auto dell’organizzazione che precedono la corsa… ormai manca poco, ed eccoli!!! E’ sempre una grande emozione farsi “attraversare” dalla gara.



Poi in un clima di contagiosa euforia come succede finito il passaggio, tutti in bici per una grande discesa su Briancon. La strada è ancora chiusa al traffico, e si possono quindi disegnare le traiettorie migliori in completa sicurezza, mentre ritorna il sole e la temperatura finalmente sale. Quindi dopo esserci alleggeriti, e mentre tutto il paese segue la corsa dai mega schermi dei bar, noi invece dobbiamo ripercorrere circa altri 12km di salita fino al Monginevro, per ritornare alla base. Con un po’ di tristezza per aver dovuto lasciare quel clima di festa, mentre saliamo incrociamo auto, camper e pulmini di quelli che già arrivano per vedere la tappa successiva; e così ritorniamo a Cesana avendo pedalato circa 95km e 2470mt di dislivello, ma oggi non ce ne siamo nemmeno accorti. Una giornata da ricordare!!!

venerdì 22 luglio 2011

Tour de France tappa 17 Pinerolo


Come dice un amico che di ciclismo se ne intende “il Tour merita di essere visto almeno una volta nella vita…” e oggi è la giusta occasione per colmare questa lacuna. A volte basta davvero poco. Sono solo 200km arrivare a Pinerolo, e basta prendersi una mezza giornata, e in un limpido e luminoso pomeriggio di fine luglio, in poco tempo sono in mezzo al Tour per assistere all’arrivo della 17 tappa.

Difficile descrivere, difficile raccontare, difficile fotografare… certe esperienze vanno solo vissute!!! C’era tanta, tanta, tantissima gente. Gente di tutte le età (dai nonni ai nipoti), di tante lingue diverse, tanti diversi colori, ognuno tifoso del suo campione, della sua squadra, ma senza differenze: tutti tifosi del ciclismo! Una grande festa!!!



Qualche immagine, quello che si poteva catturare data la caotica situazione

lunedì 18 luglio 2011

Ginevra-Nizza conferma iscrizione


Inizia ufficialmente il “viaggio” verso la Ginevra, mi sono preso qualche giorno di stacco dopo le GFondo e ora si entra nel mese mirato di preparazione. Le impressioni per quanto concerne l’organizzazione sono positive; è stata richiesta minuziosa documentazione inerente certificati e altre informazioni a carattere medico, e a distanza di qualche mese dalla spedizione, finalmente abbiamo ricevuto (saremo in tre con Alberto sen e Gabry) la conferma di iscrizione e l’assegnazione del numero di gara.


We have received all your documents and the payment. This e-mail is the confirmation of your registration to the Haute Route 2011.
Your bib number is 205.
Please bring this e-mail in order to get your bib on saturday 20th August 2011 from 9am to 7pm at the Haute Route village.

Have a good training !

Sportively,

The Haute Route organizing team.
Bonne journée,
l'équipe de Vélo 101.

martedì 5 luglio 2011

GF Fausto Coppi 03 luglio 2011



Non ho mai nascosto che questa GFondo sia una delle mie preferite, in un calendario con ogni anno sempre più prove sempre più uguali le une alle altre, e sempre più livellate su standard qualitativi mediocri ma con forte impronta di marketing, una gara che rimane fedele a se stessa, al suo spirito e così diversa dalle altre, è elemento di forte caratterizzazione. A partire da un regolamento molto chiaro che esclude ex pro, elite e under 23 nei precedenti 5anni (stessa cosa per le donne, ma limitata a 3 anni), per finire a parlare di un percorso molto suggestivo che si inerpica per valli e montagne selvagge, brulle, incontaminate, dove non passa nessuno, e dove spesso purtroppo le intemperie fanno danni che condizionano il tracciato della gara (edizione 2011 e 2008 solo per fare un esempio). In questa occasione le frane hanno trasformato il lungo in una prova più simile al medio, e interpretata come una GFondo primaverile da fare in apnea, più che come una prova estrema da 200km! Fin dalla vigilia in piazza Galimberti il “coppista” si riconosce subito: silenzioso e concentrato (sapendo cosa solitamente lo attende), si prova la maglia da indossare obbligatoriamente in gara (regola copiata poi da altre GFondo) e si sottopone alla verifica tessera pena l’esclusione dalla manifestazione (dovrebbe essere sempre così, invece è stata l’unica eccezione che mi è capitata quest’anno… questo non fa altro che avvalorare quanto scritto prima, cioè che oggi alla maggior parte degli organizzatori interessa solo incassare la quota di iscrizione piuttosto che rispettare davvero il regolamento). L’indomani alle 7 dalla stessa piazza, in un clima sobrio ed essenziale senza (per fortuna) l’immancabile dj che urla stupidaggini a fior di decibel con l’idea di caricare i ciclisti (qui non serve alcuna carica, quella te la da il percorso che tutti rispettano e affrontano con la dovuta e necessaria attenzione) ma solo dopo le normali raccomandazioni dall’altoparlante si parte, e questa volta data la riduzione del tracciato si va a tutta. Siccome sono con l’amico Paolo, rinuncio per una volta alla prima griglia cui avrei diritto, e insieme siamo subito costretti all’inseguimento; al bivio lungo/medio dopo 16km la media è 37km/h, e si inizia a tutta il Montemale; solo 4.5km che nemmeno ci si rende conto di fare. Purtroppo al Gpm non c’è Paolo, e quindi proseguo e scesi in val Maira si forma un gruppo molto numeroso (anche se è un gruppo da oltre il centesimo, ormai i “treni giusti” sono ben avanti) che continua per quasi 30km fino a Ponte Marmora per i 22.5km al 7% che portano via colle Esischie fino alla Fauniera. Inutile postare un profilo di questa salita, nessuno spiegherebbe in maniera adeguata come è fatta, si tratta di quanto più irregolare si possa immaginare: continui cambi di %, strappi anche ostici e successivi spianeggiamenti per poi cambiare di nuovo con sequenze più ravvicinate o meno…insomma una salita di non immediata interpretazione che obbliga a lavorare molto coi rapporti. In cima che raggiungo bene, tenendo un gruppetto che si era formato dopo il km 8, paesaggio e panorama grazie a una giornata stupenda sono incredibili, ma nemmeno il tempo di indossare l’antivento e giù per il vallone dell’Arma, per una discesa che mi ha creato non pochi problemi. I primi 12km circa sono stati un vero incubo. E’ vero che come dice Paolo il fondo era perfetto, vero che la generosa presenza degli alpini distribuiti a segnalare ogni punto o curva pericolosa è una vera chicca dell’organizzazione, ma si tratta sempre di una striscia di asfalto, tortuosa, molto tecnica che corre a strapiombo esposta per lunghi tratti: non c’è alcuna protezione, se vai lungo o sbagli una curva non ci sono tante alternative…Per fortuna la seconda metà è più umana, iniziano i tratti dritti, la velocità sale e dopo 25km siamo in valle Stura. Pochi km pianeggianti e poi inizia la terza salita, la Madonna del Colletto di 7.7km al 8%, anche su questa sto bene, e ne recupero e sorpasso diversi (ormai ci sono anche quelli del medio insieme), e poi dopo un’altra tecnica discesa, da Valdieri a tutta di nuovo fino all’arrivo. Dopo qualche km ci ritroviamo in sei, c’è collaborazione e quando siamo quasi a Borgo San Dalmazzo vediamo davanti un bel gruppo di almeno una ventina di unità… l’inseguimento è entusiasmante e si conclude a pochi km dall’arrivo, tocca proprio a me chiudere gli ultimi mt e ricevere i complimenti di uno spagnolo che era stato tra i più attivi in precedenza. Poi la piazza e l’arrivo. Sono state 5h02 per una distanza minore (134km) e meno dislivello (2950mt) dei dichiarati. Stavo molto bene e mi sarebbe piaciuto vedere sulla 200km, il tempo da fare era assolutamente alla portata. Invece la classifica non è all’altezza delle altre prove, ma la cosa è relativa… sicuramente il livello (al mio “livello”) molto alto, e data la tipologia di gara che poi si è sviluppata, riuscire a stare più avanti e sfruttare la scia dei treni giusti almeno fino a Ponte Marmora avrebbe tolto qualche minuto, nulla da dire invece per il ritmo e la velocità tenuti in salita. Mi sono proprio divertito, e la voglia di rifare il lungo c’è sempre… chissà…magari l’anno prossimo.

lunedì 27 giugno 2011

MF Giordana 26 giugno 2011



Questa gara per il percorso “atipico” (medio e lungo in comune per 155km) e per la durezza delle salite per come sono disposte in sequenza, cambia i valori abituati a leggere confrontando le usuali classifiche domenicali. Qui può succedere di vedere in crisi nera anche ciclisti piuttosto forti che solitamente fanno molto bene nelle altre gare. Dopo la scelta di fare la Coppi come gara prioritaria e non avendo obblighi di completare il lungo (non essendo più iscritto alla coppa lombardia) scelgo il medio con l’idea di abbassare di 10min rispetto al tempo fatto registrare nel 2010 al primo passaggio alla Aprica. Percorso e salite sono conosciute, non c’è bisogno di aggiungere spiegazioni o link, e dopo il tratto a velocità controllata fino a Edolo (32min di tempo prima che “inizi” la corsa), si aprono le danze nella lunga ascesa fino ai 2621mt del Gavia. Ho una tabella da rispettare con i vari tempi cui transitare ai vari passaggi. Il tratto fino a Ponte di Legno va bene, con andatura sostenuta ma molto più regolare rispetto al 2010, e anche se pagando +1min, arrivo all’inizio della salita vera avendo speso meno e in buona posizione. Sul Gavia va molto bene, tolgo 3min, incontro e supero diversi amici, e salgo a buon ritmo senza particolari problemi. Poi inizia la discesa su S.Caterina, e dopo il primo tratto tecnico, nei lunghi drittoni verso Bormio, il peso del mio complesso “bici+ciclista” paga dazio, e nonostante la massima aerodinamicità, perdo le ruote del gruppo buono che si era formato. Restiamo in due e decidiamo saggiamente di aspettare altri da dietro... ma purtroppo passa un’eternità mentre restiamo al vento a bagnomaria prima che rinvenga da dietro un altro gruppo in cui ci sono Lele e il mtbiker Roberto. Ma non è un gran gruppo, non c’è molta collaborazione e alcuni nei cambi quando passano a tirare non fanno altro che strappare con inutili allunghi che obbligano a rincorrere e a spendere senza motivo, mentre la velocità inevitabilmente ne risente. Il risultato è che a Mazzo il vantaggio che avevo in cima al Gavia si è annullato, e anzi sono addirittura in ritardo sui tempi dei 2010, rendendo vano a questo punto il tentativo di miglioramento del timing. Quindi si spegne ogni luce agonistica, la mente va già alla Coppi, e decido di completare come se fosse un ottimo allenamento. Sul Mortirolo vado bene per ¾, poi nel tratto finale mi appesantisco leggermente anche se registro lo stesso tempo dell’anno scorso; e poi dopo pausa al ristoro, completo il lungo tratto fino a Trivigno senza fare mezza pedalata fuori posto, (inutile forzare ormai), e finisco con lo stesso identico tempo del 2010: 6h04 per 155km e 3610mt. E’ la terza domenica di fila che supero i 3200mt. La bella notizia è che sono stanco ma una cosa assolutamente compatibile con lo sforzo, nulla a che vedere con la condizione difficile con cui ho completato la prova l’anno precedente.

Ora si pensa alla F.Coppi come ultima Gfondo in programma, purtroppo è recente la notizia che causa frane il percorso è stato ridotto e alleggerito; peccato non sarà più la “classica” gara… ma non cambia l’atteggiamento: è una prova cui tengo particolarmente quest’anno, sia per motivi ciclistici che personali!

giovedì 23 giugno 2011

Ginevra-Nizza tappa 7


Finalmente dopo 7 giorni, vedremo il mare!!! L’ultima tappa è abbastanza lunga, anche se solo per la metà dei km sarà cronometrata, il resto sarà trasferimento e passerella finale. Non ho mai fatto il Col Saint Martin, ma ho visto dove si prende lo scorso agosto mentre mi portavo a fare il Colle della Lombarda. Conosco invece molto bene i km finali, in pratica dopo tante vacanze trascorse e pedalate su quelle strade sarà quasi come “arrivare” a casa…

Riassumendo saranno quindi 7tappe per 730km e 17000mt di dislivello, una vera impresa. Per la tipologia di sforzo e impegno richiesto, nulla a che vedere con le GFondo domenicali. Anche la più dura, la più lunga e la più estrema, comunque anche se fatta a tutta, rimane un evento che si consuma e si esaurisce in una giornata, e poi finito si ha tutto il tempo per recuperare. Qua invece si dovrà gestire molto attentamente lo sforzo per una lunga settimana; senza pause, senza giorni di riposo, senza eccessi, con i limiti (o la bellezza) di una gara itinerante, e quindi con una location diversa a ogni tappa. Fondamentale (quasi come la pedalata) sarà la mezza giornata di recupero dopo ogni tappa.
Ci sarà tanta curiosità, entusiasmo, e lo spirito che accompagna sempre le cose nuove… ma allo stesso tempo la consapevolezza che comunque alla fine saremo dei “ciclisti” diversi! Mancano ormai due mesi….

The start of the 7th and last stage of the Haute Route 2011 will be given at Saint-Etienne-de-Tinée (same municipality than Auron) on Saturday 27th August at 0800am for a prestigious finale taking the competitors to Nice on the Promenade des Anglais on the Mediterranean shore. The “Big Blue”, what an amazing reward after crossing the highest and toughest cols of the Alps!
The peloton will leave in a secured convoy on the first 32 kilometres. The real start of the stage (timing start) will be given at the foot of the Col Saint-Martin, the only one to climb on that day (but the 15th of the week…!). This col of the Southern Alps offers a 16km long ascent with an average gradient of 6.2% and is 1500 metres high at its summit. From there, you will go all the way down to Saint Martin Vésubie and then reach Lantosque before taking the Gorges de la Vésubie. The timed stage will stop at the 103rd kilometre in Carros. Your dream will then become true…
You will then have to reach Vence, a lovely village where all the riders will gather in the main square for food and drinks. There will be a new secured start around 1430pm in order to reach your final destination, Nice via Cagnes-sur-Mer and Saint-Laurent-du-Var. The very last arrival of the Haute Route will be on the Promenade des Anglais near the Théâtre de Verdure. You will all meet up again for a well-deserved celebratory evening!

Main features of Stage 7:
• Start from St-Etienne-de-Tinée, Saturday 27th August at 08 00am
• Arrival in Vence (timing stops) between 1130am and 1345pm
• Arrival in Nice around 1530pm
• 140 km overall, 72 km timed
• 1600 metres ascent / 2800 metres descent
1 col on the menu of this 7th and last stage:
• Col Saint-Martin, 1500 metres high, summit 49 km from the start

What Claude Droussent, journalist and cycling expert, has to say about Stage 7
“Today, you are probably shattered, waking up every morning has become harder and harder each day. But today, you will be rewarded with the crossing of the Mercantour, the backcountry and then Nice, the coast, the sea… The Col Saint-Martin with its 1500 metres above the Vésubie is nothing compared to what you have already overcome. Beware of the distance however, 140 kilometres, it can seem a bit long… and at the finish, I dare you… to go for a dive in the Big Blue!”

lunedì 20 giugno 2011

Spluga e Maloja



L’itinerario in programma prevede due salite lunghe da 30km. Da Chiavenna partono due strade che portano a due passi diciamo “italo-svizzeri” così vicini e tra loro così diversi: Spluga e Maloja. Impervio, brullo, sempre più triste man mano che si sale, dalla strada che spesso si restringe in corrispondenza delle numerose gallerie, con ampi tratti che corrono letteralmente scavati nella roccia il primo; su strada ampia, spesso dritta, quasi levigata che corre allegramente tra prati verdi, in un crescendo a salire che si apre verso la celebre Engadina il secondo. Lasciata l’auto qualche km prima di Chiavenna in compagnia di Alberto sen, si inizia con lo Spluga. Finalmente è una splendida giornata di sole dopo le continue piogge delle settimane precedenti, c’è solo un forte vento in senso contrario (sarà così anche sull’altra salita), ad aumentare le difficoltà, ma allo stesso tempo asciuga in fretta il sudore e si porta via quella pesantissima umidità che abbiamo avuto i giorni scorsi come conseguenza delle continue precipitazioni. La salita (fatta nel lontano ’97) ha tre distinti gradini, un primo di 11km fino a Prestone, poi dopo 3km quasi in piano, da Campodolcino inizia un troncone di 8,5km al 8,6% caratterizzato dalla scala a chiocciola di continue gallerie collegate da tornanti a strapiombo su un baratro, e poi dopo un tratto pianeggiante che costeggia il lago artificiale di Montespluga, l’ultimo balzo di 200mt di dislivello fino al passo. Su questa salita procedo in appoggio allo “storico” capitano ing.Alberto, tranne che per il secondo tratto dove salgo invece al mio ritmo, per aspettarlo quindi dal lago per gli ultimi km insieme. Dopo la discesa ci separiamo, e io vado per la seconda salita. Unico elemento negativo di questa prima parte del giro (sia su salita che discesa) è stato purtroppo il numero eccessivo di moto (soprattutto di targa tedesca) che hanno interpretato e utilizzato la sede stradale come se fosse una pista di moto GP. Premesso che ognuno è libero di farsi male come meglio crede, occorre sempre ricordare che la strada è in comune anche con automobilisti e ciclisti, e quando le gallerie non sono molto larghe, spesso poco illuminate, con un fondo che non è il massimo, rischiare ogni volta di venire chiusi o trovarsi nella propria corsia in sorpasso questi “piloti” non è stato per nulla divertente. Tornato a Chiavenna inizio il Maloja, anche questa è molto lunga, e rispetto alla prima forse più regolare nella distribuzione delle % anche se con il tratto più difficile proprio nei 5km finali; questa la ricordo meglio avendola pedalata nel 2008 insieme ad Alberto jun, Roberto e Marcello. Pur avendo già nelle gambe circa 1800mt di dislivello, riesco a fare un ottimo esercizio, trovo il giusto “ritmo”, mi tengo sempre su un certo valore di rpm, e nonostante sia da solo, (e sempre contro vento), concludo senza pause, cali e pagando solo 5min di ritardo sul tempo fatto allora (1h45) ma in compagnia, spesso comodamente in scia e quando l’abbiamo affrontata subito da freschi. Dopo qualche foto al passo, discesa con ritorno alla macchina. Totale con 137km per 3425mt e 6h10 di uscita con quasi 4h di salita; un’altra giornata positiva con un passo avanti rispetto a domenica scorsa. Ora mi aspetta il medio della ex-Pantani con 155km e 3600mt, e a distanza di una settimana, ci sarà il gran finale per le GFondo con il lungo della Coppi.

domenica 12 giugno 2011

GF Eddy Merckx 12 giugno 2011


Questa GFondo mi ha dato quello che cercavo. Un percorso con buon rapporto km/dislivello, e con una grande lunga salita, l’ultima da Mori al rif.Graziani di 23,5km giusto “preludio” per quelle delle prossime prove in programma (il Gavia della GF Giordana, e l’inquietante accoppiata in sequenza Sampeyre e Fauniera della GF F.Coppi). Più che soddisfacente la prestazione in considerazione del fatto che (causa mancata GF Gimondi) era dal 01 maggio che non gareggiavo, bene anche in relazione alla ripresa dopo la settimana di stop a fine maggio e i limitati allenamenti causa meteo avverso e anche per gli strascichi di un problema respiratorio che mi ha fatto compagnia gli ultimi otto giorni. La prova era l’ultima del challenge Giordana e così dopo aver visitato Toscana e Piemonte ho potuto confrontarmi anche coi veneti. Anche in questa occasione, così come nelle precedenti, a livello di circuito regionale, ho trovato equilibrio, buon senso e… come sembrano lontani certi eccessi ed esasperazioni viste in coppa Lombardia lo scorso anno. La gara parte da Rivalta di Brentino e muove in direzione sud, i primi km scorrono veloci e senza alcun problema; dopo un dente di 1,5km ci si porta verso la Valpolicella con la prima salita di 3,7km. Il gruppo è compatto e la velocità fin troppo alta in relazione a quanto ci aspetta. Dopo la relativa discesa e un tratto di falso piano di 5km inizia una salita di circa 8km (su cui viene preso il tempo) dedicata al “Cannibale”. Su questa ho qualche problema, circa a metà il ritmo del gruppo in cui mi trovo è troppo alto, ci sono troppe alternanze tra strappi e tratti da rapporto, ci sono ancora quelli del medio (per loro questa è l’ultima salita ed è giusto che qui si scattino continuamente in faccia) e quindi decido di mollare e salgo più regolare. Finito il tratto cronometrato la strada prosegue ancora in salita fino a Fosse, e da qui la difficile discesa su Peri, e poi finalmente la divisione dei percorsi. Nei 25km che ci separano da Mori, si forma un buon gruppo, c’è tempo per alimentarsi con la calma necessaria (cosa non facile nella prima fase di gara), e rapidamente (34km/h la media registrata nel tratto) ci si porta alla parte più difficile della gara: la lunga salita che con tre distinti gradini culmina in cima al Baldo. So cosa mi aspetta avendola ispezionata la recente vigilia di Pasqua, e grazie a una gestione regolare dello sforzo, anche se non certo brillantissimo, grazie a un po’ di mestiere e ad adeguata alimentazione riesco a scollinare circa con lo stesso tempo fatto allora da freschi come prima salita; oggi invece avevamo già percorso circa 100km e 1500mt di dislivello!!! In cima ormai tra nuvole nere cariche di acqua, ci si butta in picchiata su Avio, e la discesa è davvero entusiasmate: tecnica ma pulita, ben presidiata e senza una macchina che salisse in senso opposto. Quando manca solo 1km inizia a piovere forte, e così sarà anche per i 10km di pianura che mancano all’arrivo, che percorro in solitaria fino ai meno due, quando mi raggiungono in tre, e finalmente mi metto a ruota per fiatare un poco. Concludo i 153km e 3200mt di dislivello in 5h32 di real time. Una buona prova anche se a livello di spunto e reattività (e anche di watt) non all’altezza della precedente, anche se si trattava di un impegno molto diverso, oggi sicuramente ben più importante.
Oggi ho rivisto tanti amici, con alcuni abbiamo anche pedalato… alcuni non il vedevo da poco, altri invece da tempo…non li nomino tutti perché ci vorrebbe un post solo per questo.